giovedì 29 novembre 2007
New Year's Day
Forse è per questo che tremo.
Sono andata dal mio dottore, è stata la visita medica più bella e più assurda della mia vita. Abbiamo chiacchierato.
Quando si è predisposti all'ascolto si colgono miliardi di concetti. Ovviamente sia positivi che negativi. Ma la sensazione di chiarezza, del tassello che va al suo posto nella figura, è sempre impagabile.
Conclusione riassunta: sto cambiando, volente o nolente, e la depressione è una specie di azione-reazione necessaria al cambiamento.
Davanti a lei era tutto molto chiaro, non so se riuscirò a scriverlo altrettanto comprensibilmente, ma voglio farlo perchè è stata una rivelazione molto piacevole e voglio poterla rivivere.
Nei vari momenti della mia vita mi sono trovata spessissimo in situazioni poco piacevoli.
Il disagio era ovviamente sia interno che esterno, la causa anche, e la reazione sempre la stessa: Fuga.
Ora (da un anno a questa parte in realtà) sta emergendo qualcosa che ho sempre tenuto sotto silenzio, anche a me stessa. Pensieri, emozioni, sentimenti così intensi, dolorosi e potenti da dover essere taciuti a tutti i costi. E' come una grande diga in cui metti ogni goccia fino a formare un enorme bacino d'acqua. E poi ti giri e la ignori. Dopo 20 anni ti prendono per le spalle e ti obbligano a fare quei maledetti 180 gradi per vedere il risultato di tutto questo periodo di accumulo. La cosa, ovviamente, ti terrorizza, perchè ti rendi conto della capacità distruttiva della massa che hai accumulato. Come se non bastasse ti dicono: "Fai un buchino nella diga, e fai defluire il tutto poco alla volta", e tu hai chiara e ben distinta nella tua mente l'immagine del buchino che diventa una crepa e poi una spaccatura sempre più grande finchè non si spacca la diga e addio al "poco alla volta". Non sopravvive niente e nessuno.
Ecco, a questo punto o ti giri di nuovo, ignori le voci su buchi e deflussi, e prosegui come hai fatto fin'ora, oppure fuggi così lontano da non dover più vedere la diga e chi ne conosce l'esistenza... almeno per un altro ventennio.
Ma tutt'a un tratto una vocina si insinua, impercettibile all'inizio, poi sempre più chiara, e ti dice che è ora di affrontare e risolvere la faccenda.
Allora succede questo: le uniche reazioni che tu conosci e che sei ingrado razionalmente di attuare sono quelle appena descritte, e sono state bocciate. Non sei quindi in condizioni di affrontare la cosa in modo senziente e funzionale, così ti deprimi (anche per mille altri motivi già espressi in queste pagine), subentra un senso di apatia e passività, che non è altro se non un modo per restare ferma, in realtà, avanti alla diga, ed affrontare volente o nolente il cambiamento che sta avvenendo dentro di te.
Me.
E' vero che sto cambiando.
E' vero che non lo sto facendo razionalmente.
E se è vero che la depressione è sintomo di questo... bhe benvenuta anche a lei.
Se sopravvivo starò molto meglio... prima o poi.
giovedì 22 novembre 2007
Quando l'aria che fa il giro...
Credo che dicesse così, e credo che sia successo.
Non so bene come e perchè, ma so che qualche giorno fa la parte normalmente silenziosa di me ha tirato su la testa e ha detto: "Se proprio la vita che fai fa così schifo sarà ora che ti ci metti sul serio a cambiare qualcosa".
Che io abbia smesso di aspettare il salvatore-principe-fata madrina?
Sicuramente grazie a chi bussa fuori dalla muraglia... ma alla fine non importa.
Quello che importa è che da quando è nato quel germoglio di pensiero è anche girato il vento, e con lui molte cose.
Non che sia tutto rosa, ovviamente, ma per quasi 10 secondi ho "esultato" venerdì scorso, come non riusciva più a fare Peter Pan da adulto, come non mi succedeva da anni, e accidenti se è stata una boccata d'ossigeno.
Questo mi ha fatto pensare a un sacco di modi di dire, che ho riassunto con: Aiutati che il karma ti aiuta.
Certo ancora mi stupisco e soffro per le persone che a volte mi trattano male.
In questo caso mi stupisco di un sacco di cose contemporaneamente, tra cui:
1 - perchè trattano male me? cosa gli ho fatto? (visto che ai miei occhi non gli ho fatto niente)
2 - perchè trattano male un loro prossimo? non capiscono che tanto poi gli tornerà indietro? (non per forza da me ovviamente... anzi...)
3 - una volta facevo attenzione a non ferire per sbaglio neanche gli sconosciuti per strada, ora sono molto meno sensibile, mi sto facendo contagiare?
Però come direbbe Fra anche il dispiacere è un sentimento, e nel rischio di apatia tutto va bene.
In tutto questo ho un obiettivo...
Uno serio intendo...
Ma molto positivo...
Fa una paura boia...
Ma da anche una piacevole sensazione di raggio di sole tra le nuvole nere e gonfie...
giovedì 8 novembre 2007
Cold November
Ho seguito la routine quotidiana e sono arrivata in ufficio pensando solo che avevo voglia di scrivere qui.
Ho trovato i commenti all'ultimo post e mi hanno fatto bene. Davvero. Grazie.
Ho visto Lela a Lucca domenica scorsa.
Non la chiamo semplicemente perchè non mi risponde.
Non mi risponde perchè sta male molto spesso, come me, e non vuole che io lo senta.
E' come se entrambe sapessimo che stare vicino ci farebbe stare meglio, ma nessuna delle due può cambiare città.
Però adesso abbiamo dinuovo msn.
E' già qualcosa.
Ieri guardavo una pubblicità in cui lui e lei si rotolano amorevolmente sulla neve e mi sono depressa infinitamente.
Qualche anno fa avrei sorriso e pensato che non vedevo l'ora di farlo col Mio.
Qualche anno ancora prima avrei pensato che volevo tanto avere il Mio per poterlo fare anch'io.
Ieri non ho pensato niente.
Zero desideri e zero aspettative.
Che poi è relativamente vero, lo so, l'essere umano non può non avere affatto desideri e aspettative. Evidentemente i miei sono così ben soffocati che non arrivano più neanche alla parte consapevole del cervello.
L'ho detto a Lui.
In questi momenti tutto quello che dice o che fa quasi mi urta, non è come se non bastasse, ma come se proprio non fosse adeguato.
E a un certo punto lascio stare, per evitare di deprimere anche Lui, o per non fargli pesare lo stato d'animo nichilista della depressa cronica che si ostina a tenersi accanto per pura convinzione di un domani migliore.
Forse è questo che mi manca.
La speranza o la semplice ipotesi di poter un domani stare di nuovo bene.
Non sono felice da mesi ormai, non so più neanche da quanti.
E' stato divertentissimo che mentre io gli dicevo queste cose c'era una tizia in tv nella puntata del Dr.House che diceva esattamente le stesse cose.
Solo che lei era in ospedale perchè aveva ingoiato detersivo per tentare il suicidio.
Che modo stupido.
Lui dice che non riesco ad essere felice perchè mi sono convinta di non poterlo essere.
La verità è che non provo più nessuna pulsione, nessuna emozione.
Ne abbiamo parlato con Lui e con un nostro Amico per qualche ora sabato scorso.
La conclusione è stata che sono io ad aver tirato su questa cortina di vetro antopriettile e cemento armato.
Lo sapevamo già.
Ma la novità è stata che sono due, le cortine, una verso l'esterno e una verso l'interno, per cui io, che sono nel mezzo, non ho contatti ne con l'esterno ne con me stessa.
Suona vero, in effetti.
Ma anche in questo caso devo essere io a smontare quello che ho tirato su.
E non so come fare.
Dicono che dovrei Capire davvero come stanno in realtà le cose, perchè non l'ho capito, ci credo razionalmente, e questo non basta ad assimilare e digerire la faccenda.
In effetti è assolutamente vero che c'è una abissale differenza tra credere e capire qualcosa.
Ma la domanda che chiude anche questa riflessione è sempre la stessa: come si fa?
Come si fa a Capire che le cose non sono effettivamente andate come le ho vissute io?
E a questo punto il mio cervello si dissocia, mi giro una cicca, e mi immergo nel lavoro accumulato...
domenica 21 ottobre 2007
Like a man
Mi sveglio depressa.
Quasi ogni settimana ormai.
Anche il sabato 3 volte su 4.
E ripenso inesorabilmente a quando ero più piccola.
Saltavo giù dal letto "come un grillo" diceva mia madre, ed ero felice ed entusiasta.
Forse perchè dormivo accanto a mia sorella.
C'è stato un lungo periodo in cui mi veniva a svegliare il mio gatto, oppure si accendeva la radio sveglia sempre sulla stessa canzone. Era quasi eccitazione per la vita quella che provavo.
Da quanto ha smesso di essere così?
Non lo so con esattezza, ma è tanto.
Da quando vivo da sola credo.
All'idea di affrontare una nuova giornata preferirei continuare a dormire per sempre.
Il brutto è che ormai è così anche quando ho dei programmi avanti a me.
Non riesco a non pensare che colui che ho accanto nel letto dovrebbe aiutarmi a cambiare quasto stato.
E subito dopo penso che non c'entra niente lui e che dipende da me.
Trovare entusiasmo nella vita.
Trovare un motivo per alzarmi.
Trovare un modo per stare bene.
Ed è a questo punto che appare inesorabile e pesante come una montagna di piombo la mia totale sfiducia in un qualsiasi miglioramento.
La stanchezza di lottare, di ricominciare, di cambiare le cose.
Riesco a pensare solo a quelli che ho perso, o che sono arrabbiati con me.
E quelli che invece ho vicino li scanso, fuggo da loro.
Come ieri sera.
Avevo casa piena di amici e ci stavamo divertendo.
E a un certo punto mi prende male. Mi sento inadeguata. E me ne vado a dormire.
Gli uomini si svegliano mai depressi?
La maggior parte di loro intendo, non le rare mosche bianche con una spiccata sensibilità.
Credo di no.
C'è stato un lungo periodo in cui ero a disagio totale con i miei genitori.
Ho capito che non potevo farci molto, io personalmente, e ho aspettato che passasse del tempo.
Ha funzionato, è passata, ora riesco a vederli e a passare del tempo con loro senza avere pensieri di morte e distruzione, senza provare quel fastidio urticante che rende impellente la fuga.
Forse funzionerà così anche per questo problema.
Forse mi arrenderò all'idea che ho delle persone accanto che hanno semplicemente voglia di passare del tempo con me senza che io faccia qualcosa di particolare.
Solo perchè sono io.
Risuona possente dentro di me la domanda fatidica: perchè mai dovrebbero aver voglia di stare con te?
E' una stupida altalena tra "eppure è palesemente così" e "solo perchè ancora non ti conoscono bene".
E' molto più radicata in me la sicurezza che scompariranno piuttosto che la speranza che resteranno.
Sospiro.
Gli ultimi giorni ero talmente demotivata che non mi andava neanche di scrivere qui.
Continuo a sperare che qualcuno mi salvi.
Per questo non riesco a slavarmi da sola.
Sono masochisticamente testarda e incastrata.
E non ho più voglia ed energie per cambiare questa condizione.
Dai siamo sinceri, ci ho provato decine di volte, cambiando casa, lavoro, ragazzo, comitiva...
Mi ritrovo sempre allo stesso punto.
Anzi ogni volta mi ritrovo un po' più giù.
Mi manca Lela.
Mi manca da morire.
Mi manca tanto a volte che non riesco a respirare.
Ma non oso andare da lei per il terrore di darle fastidio.
L'ho tradita e abbandonata.
Fossi in lei non mi sarei mai perdonata.
Nell'sms mensile che mi manda non sembra arrabbiata con me. Però non vuole parlarmi. Ormai è quasi un anno che non sento la sua voce.
Mi dice che anche lei sta male e non vuole che io lo senta.
Temo che lasciarla sia stato l'errore più grande della mia vita.
Ma non si torna indietro.
Perchè le emozioni negative le sento ancora così bene e quelle positive neanche se me le urlano in faccia?
E ora mi metterò a fare tutte le cose che "devo" e anche questa domenica passerà.
lunedì 1 ottobre 2007
Nobody Loves No One
Vorrei che il disagio interiore potesse prendere forma concreta, esprimersi esternamente attraverso un segno visibile, tangibile, riconoscibile.
Un colore per esempio.
La pelle grigia.
Chi sta male dentro dovrebbe essere grigio fuori.
Così gli altri potrebbero vederlo, e non ci sarebbe più falsità, niente più malintesi, se una ragazza la da a destra e a manca e assume un tono cinereo vuol dire che lo fa per il motivo sbagliato.
E tutti invece di darle della puttana la guarderebbero e comprenderebbero che è solo disturbata.
Una persona non più in contatto con se stessa, e con nient'altro per la verità, dovrebbe apparire color asfalto, così non la si crederebbe strana, o stanca, ma malata.
Di un male incomprensibile, anche a lei stessa, di una sofferenza silenziosa, strisciante, infida e bastarda, che toglie la vglia di vivere.
Odio dovermi spiegare, odio dover affrontare gli altri, sopratutto quelli che dicono di volermi bene, anche se non credo sia chiaro a nessuno il significato di tale espressione.
Odio non potermi sedere a piangere ogni volta che ne ho voglia e odio non poter restare improvvisamente muta e con lo sguardo assente nell'esatto istante in cui il buio risale e tutto diventa di carta.
Odio sapere che c'è chi mi vule bene davvero e non poterlo sentire dentro come il calore che provavo tanto tempo fa.
Odio non poter far capire alle persone che ho accanto quanto io sia avvelenata.
Odio l'orrore che mi sento.
Credo di essere "rotta".
Credo che siano moltissimi gli esseri umani rotti.
E uso il link a questo blog nella mia firma sui forum perchè vorrei che chi parla con me sapesse quale orribile creatura in realtà sono.
Non c'è soluzione, non diciamoci cazzate.
Un essere umano rotto non si riaggiusta.
Al limite si rattoppa quel tanto che basta a farlo durare negli anni.
E se si fallisce in questa riparazione... bhe i pazzi palesi in circolazione sono fin troppi.
Ma come diavolo si chiama la canzone dei Depeche Mode il cui video è composto da tutti pezzi di loro video vecchi e nuovi?
Sono stanca di faticosi rapporti umani in cui devi stare attento a non ferire il prossimo.
A volte mi trovo ad avere con gli altri l'atteggiamento rassicurante che mio padre ha spesso avuto con me.
Perchè?
Perchè lo faccio?
Perchè è così fondamentale far capire agli altri che possono contare su di me?
A che diavolo serve se poi non riesco a sentire niente?
Perchè c'è un momento nella giornata in cui voglio uscire e vedere gente e poi quando è il momento di incontrarli mi prende male?
Parte in loop la nota stonata.
Qualcosa che non va.
Un disagio interiore che non ha forma, avrebbe un colore in un mondo con risposte materiali alle pulsioni immateriali.
Ma nessuna forma.
Nessuna consistenza.
Eppure un peso tale da schiacciarti e lasciarti a terra.
E resto ferma.
Non mi diverto più.
Che senso ha vivere così?
Che speranza ho che la cosa cambi?
Alcuna.
Orribile.
L'ho trovato.
Si chiama Martyr.
Ma il testo più consono adesso è questo:
I'm not sure what I'm looking for anymore
I just know that I'm harder to console
I don't see who I'm trying to be instead of me
But the key is a question of control
Can you say what you're trying to play anyway
I just pay while you're breaking all the rules
All the signs that I find have been underlined
Devils thrive on the drive that is fueled
All this running around, well it's getting me down
Just give me a pain that I'm used to
I don't need to believe all the dreams you conceive
You just need to achieve something that rings true
There's a hole in your soul like an animal
With no conscience, repentance unknown
Close your eyes, pay the price for your paradise
Devils feed on the seeds that are sown
I can't conceal what I feel, what I know is real
No mistaking the faking, I care
With a prayer in the air I will leave it there
On a note full of hope not despair
.
martedì 25 settembre 2007
Epiphany
Ne ho avuta una qualche giorno fa, ed ho aspettato di essere sicura della sua fondatezza prima di darla per definitiva.
Mi è giunta tipo raggio di sole tra le nuvole, ma non ho... visto la luce.
Ho realizzato che in questa fase della mia esistenza non ho alcun interesse nella vita in quanto tale.
Non nel senso che non ho "interessi", obbiettivi, cose da fare ecc...
Nel senso che la vita non mi interessa, non mi entusiasma, potremmo dire che non mi riguarda.
La vita intesa come trovare un motivo per andare avanti, trovare la spinta a superare le difficoltà, trovare la voglia di uscire con gli amici, trovare una ragione per intrattenere qualsiasi tipo di rapporto interpersonale.
Non rende l'idea.
La domanda di fondo è: a che scopo condurre una esistenza nell'accezione comune del termine?
Sabato ho trovato una alternativa alla scogliera: non bere. In 2 giorni hai risolto il problema.
E avrei potuto farlo.
In effetti ero sdraiata sul letto e pensavo proprio che non mi sarei più alzata.
Mica è così semplice accorgersi che una persona non beve, devi conoscerla e conoscere le sue intenzioni, altrimenti può passare per stanca, se ti dice "Sto poco bene, dormo un po'" sai quante ore possono passare prima che si insinui il dubbio in chi la circonda?
Il Mio vigila però.
E mi ha trascinato fuori casa.
Sono cocciutamente incoerente.
E continuo ad alzarmi per andare a lavorare.
A vedere amici.
A programmare live e altre cazzate.
E intanto penso "Ma che lo faccio a fare?"
Qual'è il motivo per cui esisto?
Non riesco ad essere felice.
Perchè non ho alcun interesse nella Vita.
O forse è il contrario.
Fatto sta che è incredibile quanto si possano celare pensieri interni così terribili senza dare minimamente il modo al mondo che ci circonda anche solo di intuire qualcosa del genere.
Chissà quante sono le persone come me.
Sicuramente tutti i maniaci e gli assassini.
"Ma era un ragazzo così per bene!"
"Una persona così cordiale, così solare..."
E invece no!
Era solo una persona, complicata, incastrata, sola dentro.
martedì 18 settembre 2007
Oggi.
Il mio umore è sognante quando piove.
Lo scroscio, il suono, l'odore dell'aria, c'è un atmosfera magica quando piove forte.
Come se aspettassi di percepire questa magia resto sospesa e distratta. con un orecchio alla realtà e uno alla fantasia.
Oggi ho ricordato una mia vecchia paura: sfasciare le situazioni con cui entro in contatto.
Le comitive, i gruppi, gli insiemi insomma.
Potrei fare un lungo elenco.
Certo molti sarebbero pronti a giurare che non è colpa mia e che sono solo coincidenze.
Ma oggi piove, e non credo alle coincidenze.
E succede di nuovo, intorno a me.
Forse succede per caso ma sempre e comunque quando entro in un insieme preesistente.
O forse sono io a causarlo inconsciamente.
Magari perchè soffro nel non averne fatto parte fino ad ora.
Non è una bella cosa da ammettere mi sa, l'invidia.
L'invidia distruttiva inconsapevole poi è quasi peggio.
Nel medioevo se avessi confessato qualcosa del genere probabilmente sarei stata messa al rogo come iettatrice...
E tra pochi giorni il mio acrobata preferito parte.
Già mi viene da piangere.
Ogni volta che ho salutato qualcuno piangendo l'ho perso.
C'è una foto che ho in mente da qualche giorno.
Questa: http://www.astro.unifi.it/baglioni/sitoweb/iceberg.jpg
L'amore del Mio è molto simile.
Nella sua immensità e nella sua freddezza.
Devo solo trovare un modo per aggrapparmi e non scivolare, se voglio restargli vicino.
Certo a guardarlo da lontano mozza il fiato...
lunedì 3 settembre 2007
Emptying litter bin
Non una scatoletta di fiammiferi vuota, un hangar vuoto.
Voglio dire, ne conterrebbe di cose... un hangar...
Passo una giornata tranquilla, sempre per modo di dire, diciamo che non litigo e non discuto con Lui, ne con nessun altro, e faccio quello che mi ero prefissata per quella giornata.
poi arriva la sera, il momento di uscire, l'appuntamento con gli amici, lo svago.
E come diciamo noi "mi prende male".
E non capisco perchè.
La compagnia mi piace, il programma mi piace, insomma una di quelle serate che tanto avrei voluto fino alla disperazione qualche anno fa.
Ora posso averla... e non la voglio.
Ma non è esatto questo.
E' più come se avessi insieme ansia, paura, preoccupazione, insomma "non voglia".
E di cosa poi?
Di certo non di quello che mi aspetta.
Aspettative alte? Direi di no, anche perchè di solito vengono perfino soddisfatte.
Un pensiero si insinua sottile come un ago: che tu non ti sappia divertire?
"Se così fosse non starei con te."
Potrebbe avere ragione.
E allora cos'è?
Paura di non piacere?
Facile. Quello che sembro è sempre diverso da quello che sono, quando si parla di sicurezza in me stessa.
Però piaccio ad un sacco di gente.
A me no, questo lo sappiamo da tempo.
Ma è più come se non mi sentissi pronta, non all'altezza... di sostenere una conversazione random avanti ad una birra?
Ci rendiamo conto?
Inadeguata.
Direi che calza abbastanza.
Oggi per esempio la difficoltà nel sostenere rapporti interpersonali mi risulta intollerabile.
Vorrei andarmene in un bosco da sola.
Tanto ci sarà sempre qualcuno che non capisce come sei, perchè sei così, qualcuno a cui farai un torto anche involontario.
Questa ricerca della perfezione mi ucciderà prima o poi.
Ma solo il cervello, resterò una bambola di carne con la bavetta e un sorriso ebete.
Ho costantemente la sensazione di aver perso qualcosa in questo periodo, di aver fatto la mossa sbagliata.
Ieri ho lasciato l'appartamento definitivamente.
La mia psicanalista ci sarebbe andata a nozze.
I distacchi e gli abbandoni... Sorrisi amari.
Quanto ci si può sentire abbandonati quando ci si rende conto che la persona di cui ti fidavi di più al mondo per ricevere un aiuto serio in realtà ha sbagliato un sacco di cose e non è stata in grado di aiutarti fino in fondo?
Perchè non posso toccare la persona da cui vorrei essere capita e passargli un'idea anche vaga del mio stato d'animo smarrito e confuso?
Le parole non bastano. Non bastano mai.
Ma le azioni devono avere una direzione, un piano, un inizio e una fine.
E io sono come al solito chiusa nell'angolo buio di un hangar vuoto.
Però non sono depressa, per ora.
Penso a tutte le cose che ho da fare, il 90% sono impegnative ma piacevoli.
Eppure non sono per me fonte di soddisfazione.
L'appagamento è quello che mi manca.
Anche quando lui finalmente mi stringe tra le braccia. Mi manca.
Ma un bell'elettroschock?
C'è decisamente una rotella che non gira in sincro con le altre.
E andrò avanti a fare tutto quello che devo, rimanendo una osservatrice, sorridente, ma esterna.
Deve essere vero che quando tutto quello che ti tocca per un lungo periodo ti ferisce brutalmente trovi il modo per non farti più toccare.
Il difficile è tornare indietro, anche perchè non mi ricordo come ho fatto a sigillarmi dentro questa teca di vetro antiproiettile.
E non ci sono lanciamissili qui dentro.
Ne attrezzi.
Ci sono solo io.
Che guardo fuori e non sento altro che il freddo del vetro.
Quanto vorrei che esistesse la fatina buona e che mi facesse una sua cazzo di magia.
giovedì 30 agosto 2007
Older
Ci sono diversi campi in cui si applica, uno è il seguente.
Credo che nei rapporti interpersonali ci siano tre fasi, due prettamente legate all'essere giovane, e una che invece arriva quando si è già grandi.
Conosci una persona, uomo o donna non importa, perchè si tratta di amicizia in questo caso.
Ti piace, ti ci trovi bene, ti ci affezioni.
Ora, se sei ancora in quella fase della vita in cui tutto è entusiasmante o devastante, ti butti in questo nuovo rapporto con gioia e fiducia, e ti convinci che durerà per sempre, perchè una cosa tanto intensa non può assolutamente finire.
Quando, inesorabilmente, finisce, resti distrutto e devastato.
Le occasioni successive, finchè non sei diventato grande, parti già in paranoia, perchè non puoi non affezionarti, ma già tremi all'idea del distacco.
La differenza col diventare grandi è appunto in questa ansia.
Te ne sei fatto una ragione, ma non in senso negativo e pessimistico (c'è anche questa fase, ovviamente, ma è solo un passaggio), nel senso che ti affezioni in giusto, e ti godi quella persona considerando che potrebbe scomparire prima o poi.
Non hai fretta di vederla tutti i giorni finchè dura, perchè sai che non cambierà affatto sull'effetto che avrà il distacco su di te. Sei consapevole che potrebbe (di rado, ma succede) restarti accanto, a volte di più a volte di meno, per i prossimi 50 anni, oppure potrebbe scomparire all'improvviso.
Quello che conta è conservare i bei ricordi.
Da questo passiamo all'altro campo: il tempo in se per se.
Mi ricordo quando avevo 20 anni o poco più, la frenesia di "dover uscire".
Tutte le sere, tutte le volte che era possibile, nel modo più divertente possibile.
Arrivava ad essere quasi una morbosa ricerca di passatempi e compagnia.
E oggi vedo nelle persone che ho accanto la stessa frenesia.
La vita non finisce a 30 anni.
E' questa la sensazione che avevo quando ero più piccola, la fretta di "fare qualcosa".
Da grandi si capisce meglio che il tempo non è così poco.
Certo neanche così tanto, troppe cose mi sono persa definitivamente per non aver colto l'attimo quando è passato.
Ma il concetto base è la differenza tra qualità e quantità.
Si trova il modo o la gente per uscie tutte le sere, volendo, ma cosa ti ricordi dopo un anno passato così?
Vaghe risate sporadiche.
Sono altre le occasioni che ti restano a vita impresse nella memoria.
Come un orgasmo subsonico inatteso nel bel mezzo di una frase, sul sedile posteriore di una macchina tornando da Cesena.
sabato 18 agosto 2007
Quite like this
It's only when I lose myself in someone else
That I find myself
I find myself
Something beautiful is happening inside for me
Something sensual, it's full of fire and mystery
I feel hypnotised
I feel paralysed
I have found heaven
There's a thousand reasons
Why I shouldn't spend my time with you
For every reason not to be here
I can think of two
To keep me hanging on
Feeling nothing's wrong
Inside your heaven
It's only when I lose myself in someone else
That I find myself
I find myself
I can feel the emptiness inside me
Fade and disappear
There's a feeling of contentment
Now that you are here
I feel satisfied
I belong inside
Your velvet heaven
Did I need to sell my soul for pleasure like this
Did I have to lose control to treasure your kiss
Did I need to place my heart in the palm of your hand
Before I could even start to understand
It's only when I lose myself in someone else
That I find myself
Fasi e conseguenze
Quando mai ce n'è stato uno tranquillo....
Oggi una mia amica mi ha scritto che vuole farla finita.
E' dentro un casino allucinante, ma è a san francisco, e io ho potuto solo cercare di scriverle il mio affetto via mail.
Oggi un mio amico mi ha detto che mi vuole bene.
E' stato bello, e come sempre, quando accade, ho potuto solo balbettare qualcosa sorridendo.
Sono terrorizzata dalle dimostrazioni di affetto e ne sono contemporaneamente cronicamente affamata.
Se non avessi gli anni che ho e non avessi passato le fasi che ho passato a quest'ora sarei al settimo cielo, fiduciosa sulla durata di un sentimento ed un rapporto così bello.
Non sono più così.
Dal 1998.
Il mio secondo tatuaggio me lo ricorderà a vita, che non devo fidarmi.
Se tra 50 anni sarà ancora così allora ne sarò pienamente felice.
Mi perdo qualcosa?
Non posso farci niente.
Eppure a volte vorrei essere ancora ingenua, e sentire di nuovo quel calore e qule brivido nello stomaco delle emozioni profonde.
Ieri ho finito le traduzioni per mia cugina e i turni di nutrimento al gatto e alle piante di mia zia.
Due fasi concluse.
I lavori a casa procedono, pensavo che mancasse solo la fase semifinale, perchè quella finale l'avrebbe fatta un pittore pagato per faticare al posto mio. Invece non può venire, e così appena torno dalle brevi vacanze dovrò imbiancare io.
Con il Mio ovviamente.
faticheremo in due, ma sarà sempre fatica che pensavo di non dover fare.
E l'altro ieri ho saputo che il fato ha rimesso in bilico il mio futuro lavorativo.
Il fato ovviamente si avvale della volubilità degli esseri umani.
ma non è in mio potere dirigere le cose in questa fase, quindi non lo farò.
E poi oggi ho sguazzato tutto il giorno all'AcquaPiper e sono rossa e rilassata, quindi adotterò la filosofia Karmica: quelle che deve essere sarà, e se sarà negativo mi rimboccherò le maniche, se sarà positivo... bhe sorriderò e mi rimboccherò comunque le maniche.
E poi domani si parte, e vedrò Gianluca.
E starò bene.
giovedì 9 agosto 2007
Beef-Steak
Succulenta, cotta come piace a te, condita al punto giusto.
Ti ricorda qualcosa che hai intuito lontanamente da bambino, ma che non hai più avuto da allora.
Come se ti sentissi digiuno da anni.
Hai l'acquolina in bocca.
Sai che io non la mangerò perchè sono sazia, mi chiedi di dartela.
Sorrido tagliando ed inforcandone un boccone e te lo porgo.
Chiudi gli occhi mentre assapori un nuovo livello di piacere, sei felice, la gusti, deglutisci, e ne vuoi ancora.
E invece no, non te ne do più, ti sorrido amorevolmente spiegandoti che per come la vedo io ne hai avuto abbastanza per questa volta.
Situazioni diverse, compagnie diverse.
Ti distrai con altre prelibatezze dai sapori diversi ed altrettanto intensi.
La situazione si ripresenta ogni volta che siamo soli.
E visto che io ho sempre la famosa bistecca magicamente intera ed apparentemente sempre più buona avanti a me, ovviamente me la chiedi di nuovo.
Ricevi un altro boccone.
E basta.
L'attesa comincia ad innervosirti, ma il gioco vale la candela.
A volte ti lascio sentire il profumo.
Ma questo comincia soltanto a ricordarti quanto era buono il boccone che hai potuto mangiare e quanta voglia crescente hai di addentare l'intera bistecca.
Tornano le altre situazioni.
In realtà sono assai più frequenti del nostro restare soli.
La giostra prosegue per mesi.
Un bel giorno, durante la solita, nota situazione, ti rendi conto che io so perfettamente quanto brami quella bistecca che tengo avanti a me.
Sei anche consapevole dei sentimenti che nutro per te.
E pensi che tu, al mio posto, me l'avresti data da subito, tutta, e avresti ripetuto il dono spontaneamente, senza neanche aspettare che io te lo chiedessi, provando un gusto pari al mio nel guardarmi gioire del pasto.
E così piano piano ti passa la voglia.
Di chiedermela, non di mangiarla.
Perchè io la tengo sempre avanti a me quando siamo soli, e tu ne senti il profumo, sempre più intensamente.
Finchè non cominci a convincerti che io sia crudele a guardarti soffrire la fame senza muovere un solo dito per renderti più felice.
Ti convinci che mi basterebbe veramente poco per farlo.
Certo sappiamo entrambe che la tua sopravvivenza è assicurata anche senza la suddetta prelibatezza.
Certo, magari io ho le braccia fratturate e il piatto è inchiodato al tavolo e ci sono molti altri impedimenti gravosi che mi proibiscono di soddisfare la tua necessità.
...
Ma in realtà ti sembro più che in grado di farlo, perchè hai stima di me, perchè anche tu nutri sentimenti forti per me, perchè pensi che se io volessi potrei fare qualsiasi cosa.
Qualsiasi.
E così la conclusione è che io non voglia fare quello che ti renderebbe felice.
E sei triste.
Ogni volta che siamo soli.
In tutte quelle occasioni che dovrebbero essere di intimità, complicità, affetto.
Sei triste al solo guardarmi.
I momenti in cui il mondo dovrebbe scomparire e dovrebbero esistere solo i nostri occhi e la nostra pelle.
Sei inesorabilmente triste.
Ed io sono te.
E tu sei me.
domenica 5 agosto 2007
Finalmente Ferie!
Ho finito tutti i lavori ad orario fisso che avevo, a fine agosto si ricomincerà, anche se non è ancora definito come, quando e dove, ed è comunque lontanissimo.
Ho staccato da lavoro a mezzanotte e mezzo e sono arrivata alla festa quasi alle 2.00, erano andati via in molti, eppure sono riuscita a bere abbastanza da rilassarmi e a passare altre 2 ore piacevoli tra bruschette, barili di birra, racconti assurdi e buona musica.
Tanti auguri e beauty for you.
Ora la domanda è:
stiamo insieme, viviamo insieme, abbiamo anche lavorato insieme, usciamo insieme e ci divertiamo insieme, ci piacciono le stesse cose, le stesse persone, le stesse situazioni, e questo ti porta a guardarmi negli occhi in alcune occasioni, tipo ieri notte, e a dirmi quello che provi per me, condensato in 2 parole, a volte 3 per ribadire meglio... perchè non riesci, visto che sai che ne ho tanto bisogno, ad ampliare il concetto con qualche dettaglio in più?
Io ipotizzo cosa si muove nel tuo cervello, ipotizzo cos'è che ti fa essere felice di avermi li in quel momento così come sono, e ipotizzo cos'è a provocare tali slanci di entusiasmo... ma perchè devo solo ipotizzare e non puoi dirmelo tu?
Perchè non puoi trovare frasi più lunghe di 2 parole per farmi capire cos'è che ti fa essere così entusiasta di me?
Perchè, io che non mi piaccio e non mi considero piacevole devo avere te davanti che mi dici il contrario senza addurre motivazioni plausibili?
Si dice "chi si accontenta gode", le donne non sono così, non si accontentano mai, non mi basta, e non esiste il concetto "almeno tu hai Lui".
Ho bisogno di altro.
Dal Mio.
Ripensavo ad alcune mie storie passate.
Tranne rare eccezioni i ragazzi con cui sono stata venivano da storie allucinanti che li avevano lasciati tristi, amareggiati e con una pessima considerazione degli esseri Femmina.
Ore ed ore di racconti in cui loro, i Maschi, avevano attenzioni, premure, facevano regali, dedicavano canzoni o frasi meravigliose, slanci d'amore simil film e così via, e tutto veniva sprecato, non apprezzato, rifiutato, non capito, buttato al cesso per usare un francesismo.
E mentre ascoltavo pensavo "bhe fantastico, ora siamo qui, io e te, e quando tu sarai così con me io ti restituirò il doppio, perchè mi piaci e non vedo l'ora di coprirti di favole".
E poi?
Poi mi rendevo conto, puntualmente, ogni storia, che quella pessima esperienza con la tale Femmina a me precedente, durata di solito anni, gli aveva succhiato ogni fantasia.
Avevano dato tutto per lei, si erano esauriti.
Ed a me non restava niente o quasi.
Vista la reazione negativa ai loro slanci li avevano repressi, cancellati, niente più.
A questo punto una pensa che sia vero che più te la tiri e li maltratti e più ti sbavano dietro, e quando sei li a cuore aperto invece ti danno per scontato prima che tu possa dire crostata di mirtilli.
Eppure resisti, perchè lui ti piace proprio, allora ti metti li e dici "io posso guarire le sue ferite, posso fargli capire che vuol dire essere In Due". E lo fai, passi giorni, mesi e anni a ricucire quei tessuti lacerati, lesinando parti di te, ignorando quello che a te serve perchè vengono sempre prima loro (errore mio, lo so, non posso evitarlo), ricostruendo pazientemente.
Finchè un bel giorno... sole che splende, uccellini che cantano, primavera di Puccini ovunque... Lui ti guarda e finalmente si accorge di tutto quello che hai fatto per lui, si sente bene, è guarito, è pronto... e tu ti sei esaurita, ti sei rotta il cazzo, sempre per dare quel tocco di eleganza, ti sei consumata. Ti sei stancata di dover fare fatica per avere quello che tutti ti ripetono che ti meriti e ti spetta e che chi non era capace di apprezzare invece ha avuto gratis.
Non hai più niente da dare, avresti bisogno di ricevere, e loro invece sono così abituati ad averti sempre disponibile che non vogliono proprio capirlo.
E puntualmente mollo e cambio vita (casa, città, lavoro, capelli e così via).
E me ne resto con i ricordi di qualcosa che è partito benissimo ed è andato a puttane lentissimamente ma inesorabilmente.
Ora tu mi hai detto che doveva andare così, perchè dici che sono La Tua, e a me pare proprio che tu sia Il Mio, e per poterci trovare abbiamo dovuto scartare tutti i precedenti.
Eppure ci risiamo.
Con la differenza che SO quello che provi per me, ma non riesco a SENTIRLO.
E tu mi rispondi che sie fatto così, "che non ti viene".
Perchè ci drogano di fantasia fin da bambine e poi dobbiamo sbattere il muso contro una realtà così terribilmente idversa?
Che diavolo devo fare?
"Correggere il cappuccino col whiskey e metterti a cucire che prima consegni prima prendi i soldi... e accendi winamp."
giovedì 2 agosto 2007
More than words
"Ti prego, non inibire mai volontariamente i tuoi sentimenti per me".
E io pensato che già ti amavo, anche se non sono riuscita a dirtelo.
Sono passati diversi mesi. Intensi senza dubbio. Ho visto lati di te che non conoscevo. E viceversa, ovviamente.
Mi sento sola.
Anche se stiamo insieme.
Anche se viviamo insieme.
Anche se ogni volta che ti vedo dopo qualche ora di lontananza penso che vorrei stare con te e mi ricordo subito dopo che è già così.
Eppure mi fai sentire sola.
Non riesco a capire ne a mettere a fuoco i dettagli, i motivi, le sfumature.
E' solo un enorme peso che sento dentro e che mi schiaccia ogni volta che guardo un film romantico o sento una caonzone d'amore.
C'è qualcosa che non va, in me di sicuro, e alla fine contagia tutto quello che tocco.
Mi sento una specie di bambola di pezza appoggiata qui e la nei momenti in cui devo andare a lavorare da una parte, dall'altra o stare a casa.
faccio meccanicamente tutto quello che devo fare e poi chiudo le giornate senza avergli dato alcun senso.
Non che sia colpa tua, certo.
Ma sono una drogata di fantasia, lo sapevi fin dall'inizio.
E mi sto spegnendo.
mercoledì 1 agosto 2007
Beguinning - Middle - End
Giornata neutra direi, mi alzo col solito rodimento di culo per le ingiuste imparzialità della vita che mi costringono ad alzarmi alle 7 e lavorare fino a mezzanotte in 3 posti diversi mentre c'è chi dorme, lavora un paio d'ore, dorme, si rilassa un po', e dorme, e poi esce a divertirsi.
L'invidia è davvero una cosa pessima, meno male che dio non esiste, altrimenti il girone dell'inferno aveva già un cartello di benvenuto per me.
E allora penso "porca vacca, siamo già ad Agosto!".
Voglio dire, è l'ottavo mese dell'anno, e i 7 precedenti sono già passati?!?!?
E che ho fatto io?
E quant'è bella la teoria della relatività a questo punto...
Ho fatto mille cose, positive, negative, con conseguenze, senza conseguenze, ne ho finite alcune iniziate prima (non ne sono sicura, ma spero che sia così, ci credo tanto e forse mi autoconvinco...), ne ho iniziate altre che finirò (poi... forse... diciamo di si che se non ci credo neanche io non funzionaerà mai), ho conosciuto persone nuove, ho imparato cose nuove...
Questo è il 32° agosto che inizio.
A parte i primi 5 che potrei essere giustificata se non li ricordo, gli altri dovrei/potrei ricordarli tutti... Ammesso che io ne abbia voglia...
E qui entra un'altro meccanismo bellissimo, che gli uomini faticano tanto a capire: l'inevitabilità delle pippe mentali femminili. (Anche se ormai ci sono sempre più maschietti che si fanno altrettante pippe mentali... E' proprio vero, non esistono più i cavalieri di un tempo!)
Anche se io decido che "non voglio pensare a quella cosa perchè è dolorosa-deleteria-inutile-ipotetica-falsa ecc..." il mio cervello sarà inevitabilmente occupato da quella e solo quella per tutto il tempo che riterrà necessario, mio malgrado, con conseguenze orribili sul mio umore.
Esempio classico?
Chiami il ragazzo che ti piace e il suo telefono squilla ma lui non risponde.
Pensiero 1: Non ha sentito il telefono
Pensiero 2: Non vuole rispondermi
Pensiero 3: E' con un'altra
Pensiero 4: Ce l'ha con me
Pensiero 5: (raro ma esistente) ha lasciato il telefono a casa ed è altrove
Pensiero 6: L'ho stressato troppo
E così via.
Un tempo pensavo di essere l'unica o quasi a farmi tali seghe mentali, ho scoperto che invece siamo tantissime!
Non che la cosa mi consoli più di tanto, anzi, toglie un po' di orgoglio nell'originalità della malattia mentale.
E così inevitabilmente mi ritrovo a pensare ai trascorsi inizi di Agosti vari. (Non credo che il nome di un mese abbia il plurale, ma me ne sbatto, dopotutto questo è il mio blog).
E altrettanto inevitabilmente quelli che emergono per primi sono quelli peggiori, quelli più tristi, quelli con meno voglia di cominciare un nuovo mese visto lo sfacelo in cui ero.
Ho letto due libri fantastici e terribili allo stesso tempo, sono di Giulio cesare Giacobbe.
Il primo si intitola "Come smettere di farsi le seghe mentali" e il secondo si intitola "Alla ricerca delle coccole perdute".
Fantastici perchè sono pieni di saggezza e danno delle soluzioni effettive (se applicate) alla depressione e di conseguenza all'80% dei problemi mentali (femminili e maschili, a questo punto).
Terribili perchè mettono a nudo delle parti di chi legge in maniera brutale. Fanno l'effetto di due ceffoni ben assestati, e sopratutto non tengono in considerazione che quando uno è depresso non ce la fa a occpuparsi di se stesso e a rialzare la testa immediatamente per cambiare quello stato.
Certo se uno praticasse costantemente i metodi evita-seghe che i libri propongono forse non entrerebbe neanche in depressione.
Ma quando ti svegli ed è già tutto nero?
E vogliamo considerare anche che quando va tutto bene non sempre vuoi ricordarti che potresti ricadere in depressione da un momento all'altro? E come ti viene in mente quindi di prevenire?
Servirebbe un allenamento apposito.
Eppure oggi è neutro.
Ne triste ne felice.
E' già qualcosa.
E non fa neanche troppo caldo.
martedì 31 luglio 2007
Grey Clouds
So di non essere l'unica a subire certe infauste conseguenze dai giorni nuvolosi, ma ciò non mi conosola affatto.
Forse è solo una scusa per motivare l'umore pessimo con cui mi sono svegliata.
E poi ho sonno.
Muoio di sonno.
Lavorare con la bambina in queste condizioni è atroce, e la settimana peggiorerà soltanto.
Perchè è così spontaneo nel momento in cui mi sveglio col sedere scoperto, come diciamo noi romani, rivolgere tutto il mio disappunto a colui che mi dorme a fianco?
Non c'entra niente, non ha fatto niente, neanche ne sa niente, eppure è come se ci fosse una parte di me convinta che sia colpa sua.
Oppure che lui possa fare qualcosa per risolvere il problema, per sfumare il nero del mio umore.
Ora le nuvole stanno andando verso l'orizzonte (beate loro) e quindi ricomincerà a fare caldo.
Mai contente ste donne...
Vorrei che fosse misurabile lo stato depressivo, così uno si mette un termometro speciale e tutti sanno in che condizioni si trova. Non è una chiacchiera, è una malattia.
E poi vorrei che fosse possibile passare le sensazioni a qualcun altro, solo per fargli capire il vero significato della parola nero.
Basterebbero pochi minuti.
Come in Strange Days.
Quante utopie...
sabato 28 luglio 2007
La nonna e la torta.
"Bene!" dirai tu, così hai più tempo nella giornata... Invece no, come al solito vedo solo il lato negativo. E comunque succede solo sabato e domenica, durante la settimana visto che dovrei andare a lavoro ho comunuqe un sonno bestia.
Mah.
Sono andata a dormire da sola, e mi sono alzata da sola.
Il mio è venuto a dormire più tardi, e ancora dorme.
Immagina di fare una torta.
La scegli dal libro di cucina, prepari gli ingredienti, segui la ricetta più fedelmente possibile ma comunque a modo tuo, inforni, sforni quando è cotta, lasci raffreddare, e assaggi.
Si potrebbe anche mangiare, ma non è una cosa tu che l'hai cucinata definiresti buona, ache se gli altri che l'assaggiano dicono di si.
La tentazione che hai è quella di buttarla.
Gli esseri umani sono la stessa cosa.
E io sono una torta venuta male.
Gli altri non lo vedono, ma io lo so.
E la tentazione è la stessa.
Non potrò mai più mangiare una Moka come piace a me.
Certi giorni ti basta veramente un pensiero solo per entrare in depressione.
E la voglia di smettere dilaga.
venerdì 27 luglio 2007
Il fuoco e la cenere
Per sfogarmi, per ricordare, per rileggermi e riflettere, per sentirmi meno sola, per confrontarmi, per condividere, per dare e ricevere, per poter sentire.
Ma potrò mai essere davvero sincera fino in fondo sapendo che quello che scrivo potrebbe arrivare a persone che mi conoscono?
He si, perchè il problema non sono gli estranei, ma i "prossimi". Le persone che poi ti trovi a guardare negli occhi.
Quelli che potrebbero scoprire la verità su idee che si erano fatti di me.
Eppure non posso filtrare, altrimenti sarebbe inutile.
E' incredibile, questa è l'ennesima cosa che comincio e che non so se porterò a termine.
Se facessi un elenco ci vorrebbero giorni per inserire tutte le faccende in sospeso.
Eppure mi piacerebbe farlo, elencare tutto, tutta la mia vita, tutti i progetti, gli studi inziati, i libri che ho letto, i film che ho visto, i concerti, le storie che ho avuto.
Chissà perchè.
Forse anche se nessuna è davvero conclusa con successo nel quantitativo globale mi sembrerebbe di aver buttato meno tempo fin'ora.
Di aver sprecato meno vita.
O forse vorrei solo sentirmi dire "Puoi farcela...".
Tra poco è settembre, e tanto per cambiare comincio un nuovo lavoro, cambio casa e voglio trovare una palestra. E' il light motif della mia vita.
Circolo vizioso.
Lunaticità.
Incostanza.
Forse alcune persone non sono nate per stare ferme, per avere stabilità, abitudini, ritmi.
Eppure qualcuno mi piacerebbe averlo.
Qualche certezza.
Come quelli che hanno "la fede".
Ci si sente meno soli, mi ricordo com'era.
Tanto per cominciare
Come i sogni a noi non resta che scriverli in fretta prima che svaniscano.