Nuovi orizzonti.
Di devastante violenta consapevolezza.
Che non ho neanche messo davvero a fuoco ancora.
"E se io un giorno volessi diventare padre?"
"Sai benissimo quello che succederebbe tra me e te"
Ho 37 anni.
Non voglio avere figli.
Forse un giorno cambierò idea.
Anche se mi sembra estremamente improbabile.
Non ho tempo.
Non si fanno i figli a 40 anni.
Me ne fotto che la scienza dice il contrario.
E io non voglio dedicare la mia vita ad un altro essere umano che abbia bisogno della creatura distrutta che sono per poter sopravvivere.
Non voglio essere isterica e scazzata com'era mia madre.
Non voglio che possa sentire che mi da fastidio come lo sentivo io con mio padre.
Non voglio guardarlo mentre piange e soffre in questa vita di merda per colpa di persone di merda la cui esistenza potrebbe finire domani regalando all'universo una boccata d'ossigeno.
Non voglio rischiare che non sia felice, sopratutto per colpa mia.
Non voglio che si senta come me.
Non voglio questa responsabilità.
Non voglio.
Ne ho il diritto, lo so.
Come tu hai il diritto di vivere pensando che se un giorno avrai voglia di farne uno potrai farlo.
Non con me.
Ma tu vuoi me.
O forse credi di volere l'immagine di me che ti sei costruito.
E' un gioco. E' stato divertente.
In un cafè di Roppongi ti ho detto che a volte ho l'impressione di non essere davvero grande, di stare solo interpretando la parte, di comportarmi come è richiesto che io mi comporti in base alla mia età anagrafica e alla vita che conduco.
Non ti è piaciuto il discorso al punto che abbiamo quasi litigato.
Avrei dovuto stare più attenta.
Quando ti ho incontrato avrei dovuto saperlo che sarebbe finita così.
E ora quando ti penso non so se posso dirtelo.
Non posso piangere perchè mi manchi, perchè ci sei ancora.
Non posso pensare alle cose che faremo insieme, perchè non so se ci sarai ancora.
E tutto questo perchè vivo in una dimensione parallela, sognando un'esistenza immaginaria fatta di eroi e valorose guerriere che a un certo punto inesorabilmente cedono e vengono salvate.
E non ho modo di uscire da questa fantasia.
Forse neanche voglio.
Perchè credere che questa sia la realtà è troppo atroce da sopportare.
Ti ho detto anche questo una volta.
Piangevo.
Questa situazione mi sta facendo concentrare ogni istante di veglia sul fatto che sono tremendamente incasinata.
E fondamentalmente infelice.
Creando risonanza.
Infinita.
C'è qualcosa di sbagliato in me.
Ma sta li da troppo tempo ormai.
Questa agonia è peggio persino della realtà.
Al punto che non riesco a scappare.
Neanche giocando.
Mi sgretolo lentamente intorno ad un pensiero grigio che non arriva mai in superficie, ma che mi tira a fondo inesorabilmente con se.
E non ho la forza di nuotare per restare a galla.
martedì 23 aprile 2013
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