martedì 13 novembre 2018

Because of you - Skunk Anancie

Dove you è il mio ultimo ragazzo, la mia ultima relazione, la mia ultima analista, la mia infanzia, la vita, gli esseri umani, io.

Qualcosa si è rotto.
Non so se l'ho già scritto, se ho già avuto questa sensazione o no, ma so che se penso a come ero "prima" in effetti ho la certezza che qualcosa sia irreparabilmente cambiato in me. Che qualcosa si sia perso.
Ricordo di aver pensato anche col mio penultimo ragazzo che mi avesse strappato via ogni brandello di residuo di felicità.
Ma a conti fatti, onestamente, è probabilmente solo colpa mia.

Non ho più voglia di stare in compagnia, preferisco stare da sola.
Oscillo fra un odio indistinto verso ogni altra forma di vita su due piedi e il terrore di incontrarne una che mi piaccia, e che alla fine mi faccia male.
Non ho voglia di parlare, eppure quando mi convinco ad uscire di casa e sto con le poche persone che apparentemente mi accettano così come sono fatta sto bene, rido, scherzo. E poi torno a casa, e penso, e tutto torna ad essere nero.

Ho paura di non essere più capace di farmi stare bene da sola. In effetti forse non ne sono mai stata capace, però c'è stato un tempo in cui mi sembrava di esserlo.
A ben guardare non riesco più ad essere felice. Mai.
E se cerco all'indietro non riesco ad individuare il momento in cui è successo, quando e perchè ho smesso di credere che le cose possano andare per il verso giusto, cos'è che si è rotto.
Non sono felice, facciamola semplice.
Non so come poterlo essere, perchè non so cosa voglio.
Non ho la forza di iniziare nuovi tentativi per capire se le poco convinte ipotesi che si formano nella mia mente sono genuine o sono anch'esse frutto di fantasie irreali, intangibili e non ottenibili.

Sono una sognatrice, su questo non ci sono grossi dubbi... O forse si.
Ho rivisto Amelie, ho pianto pochissimo, però voglio un sognatore anche io.
Voglio quella magia.
Morirò da sola.

Voglio andare in Irlanda, e sono terrorizzata dalla paura di sentirmi sola, di non riprovare quella sensazione di benessere che ho provato le altre volte, di confermare anche li che qualcosa è cambiato.
Voglio andare a Disneyland, e qui il terrore si fa talmente grande che quasi non lo sopporto.

Non riesco più a credere nel lieto fine, nella felicità, nella fantasia, nei sogni.
Che senso ha vivere se deve essere così vuoto e freddo?
Non riesco ad emozionarmi.
Quando lo dico ad alta voce mi sento rispondere che è un momento, che è una conseguenza, che passerà.
E invece qualcosa si è rotto.
E non capisco esattamente cosa.
E non so come aggiustarlo.
E vorrei tanto che qualcuno lo vedesse e lo aggiustasse.
E so che questo è quello che vogliono tutti, avere attenzioni, essere accuditi, essere la cosa più importante per qualcuno.
O forse non è vero neanche questo, forse neanche lo so più cosa vogliono tutti.
Forse non capisco me e non capisco neanche nessun altro.

Come si esce da questo nulla?
Come si ritrova la voglia e la forza di costruire se non si riesce a credere che possa funzionare?

E così ogni mattina mi alzo, faccio quello che devo fare, e ogni sera mi rimetto a letto, e cerco qualcosa che mi distragga, che mi faccia sognare, e mi drogo di fantasie. Finchè non spengo la luce e una vocina forte e chiara mi ribadisce che non succederà, non a me, non in questo mondo, non in questa realtà.

E sono vecchia.
E ho paura.
Non credo di aver mai avuto paura in vita mia come in questo periodo.
Ho paura di viaggiare da sola e di aver bisogno di aiuto.
Una volta non era così, sapevo di poter andare ovunque, anche da sola, di potermi dare quello che volevo, anche da sola. Di potermi portare in posti che mi avrebbero fatto sentire bene. Ora penso di arrivarci, in cima ad una montagna a guardare il panorama per esempio, e poi penso che incontrerei qualche malintenzionato, o che se mi sentissi male non riuscirei a tornare a valle.
Ho paura.
Non solo di quello che non posso controllare.
Ho paura che non mi piacciano le cose che credo potrebbero piacermi.
E ho paura che se ne avessi la conferma non riuscirei più neanche a trovare la forza di alzarmi ogni mattina e fare quello che devo fare.

Questo mondo è imperfetto, e mi fa schifo, e so per certo che questo è il primo gradino verso la follia che porta la dissociazione.
Ogni tanto mi immagino ricoverata in qualche clinica (di montagna), a guardare verso l'infinito con occhi spenti mentre i miei genitori parlano con i dottori.