Domenica mattina.
Mi sveglio depressa.
Quasi ogni settimana ormai.
Anche il sabato 3 volte su 4.
E ripenso inesorabilmente a quando ero più piccola.
Saltavo giù dal letto "come un grillo" diceva mia madre, ed ero felice ed entusiasta.
Forse perchè dormivo accanto a mia sorella.
C'è stato un lungo periodo in cui mi veniva a svegliare il mio gatto, oppure si accendeva la radio sveglia sempre sulla stessa canzone. Era quasi eccitazione per la vita quella che provavo.
Da quanto ha smesso di essere così?
Non lo so con esattezza, ma è tanto.
Da quando vivo da sola credo.
All'idea di affrontare una nuova giornata preferirei continuare a dormire per sempre.
Il brutto è che ormai è così anche quando ho dei programmi avanti a me.
Non riesco a non pensare che colui che ho accanto nel letto dovrebbe aiutarmi a cambiare quasto stato.
E subito dopo penso che non c'entra niente lui e che dipende da me.
Trovare entusiasmo nella vita.
Trovare un motivo per alzarmi.
Trovare un modo per stare bene.
Ed è a questo punto che appare inesorabile e pesante come una montagna di piombo la mia totale sfiducia in un qualsiasi miglioramento.
La stanchezza di lottare, di ricominciare, di cambiare le cose.
Riesco a pensare solo a quelli che ho perso, o che sono arrabbiati con me.
E quelli che invece ho vicino li scanso, fuggo da loro.
Come ieri sera.
Avevo casa piena di amici e ci stavamo divertendo.
E a un certo punto mi prende male. Mi sento inadeguata. E me ne vado a dormire.
Gli uomini si svegliano mai depressi?
La maggior parte di loro intendo, non le rare mosche bianche con una spiccata sensibilità.
Credo di no.
C'è stato un lungo periodo in cui ero a disagio totale con i miei genitori.
Ho capito che non potevo farci molto, io personalmente, e ho aspettato che passasse del tempo.
Ha funzionato, è passata, ora riesco a vederli e a passare del tempo con loro senza avere pensieri di morte e distruzione, senza provare quel fastidio urticante che rende impellente la fuga.
Forse funzionerà così anche per questo problema.
Forse mi arrenderò all'idea che ho delle persone accanto che hanno semplicemente voglia di passare del tempo con me senza che io faccia qualcosa di particolare.
Solo perchè sono io.
Risuona possente dentro di me la domanda fatidica: perchè mai dovrebbero aver voglia di stare con te?
E' una stupida altalena tra "eppure è palesemente così" e "solo perchè ancora non ti conoscono bene".
E' molto più radicata in me la sicurezza che scompariranno piuttosto che la speranza che resteranno.
Sospiro.
Gli ultimi giorni ero talmente demotivata che non mi andava neanche di scrivere qui.
Continuo a sperare che qualcuno mi salvi.
Per questo non riesco a slavarmi da sola.
Sono masochisticamente testarda e incastrata.
E non ho più voglia ed energie per cambiare questa condizione.
Dai siamo sinceri, ci ho provato decine di volte, cambiando casa, lavoro, ragazzo, comitiva...
Mi ritrovo sempre allo stesso punto.
Anzi ogni volta mi ritrovo un po' più giù.
Mi manca Lela.
Mi manca da morire.
Mi manca tanto a volte che non riesco a respirare.
Ma non oso andare da lei per il terrore di darle fastidio.
L'ho tradita e abbandonata.
Fossi in lei non mi sarei mai perdonata.
Nell'sms mensile che mi manda non sembra arrabbiata con me. Però non vuole parlarmi. Ormai è quasi un anno che non sento la sua voce.
Mi dice che anche lei sta male e non vuole che io lo senta.
Temo che lasciarla sia stato l'errore più grande della mia vita.
Ma non si torna indietro.
Perchè le emozioni negative le sento ancora così bene e quelle positive neanche se me le urlano in faccia?
E ora mi metterò a fare tutte le cose che "devo" e anche questa domenica passerà.
domenica 21 ottobre 2007
lunedì 1 ottobre 2007
Nobody Loves No One
Una persona orribile.
Vorrei che il disagio interiore potesse prendere forma concreta, esprimersi esternamente attraverso un segno visibile, tangibile, riconoscibile.
Un colore per esempio.
La pelle grigia.
Chi sta male dentro dovrebbe essere grigio fuori.
Così gli altri potrebbero vederlo, e non ci sarebbe più falsità, niente più malintesi, se una ragazza la da a destra e a manca e assume un tono cinereo vuol dire che lo fa per il motivo sbagliato.
E tutti invece di darle della puttana la guarderebbero e comprenderebbero che è solo disturbata.
Una persona non più in contatto con se stessa, e con nient'altro per la verità, dovrebbe apparire color asfalto, così non la si crederebbe strana, o stanca, ma malata.
Di un male incomprensibile, anche a lei stessa, di una sofferenza silenziosa, strisciante, infida e bastarda, che toglie la vglia di vivere.
Odio dovermi spiegare, odio dover affrontare gli altri, sopratutto quelli che dicono di volermi bene, anche se non credo sia chiaro a nessuno il significato di tale espressione.
Odio non potermi sedere a piangere ogni volta che ne ho voglia e odio non poter restare improvvisamente muta e con lo sguardo assente nell'esatto istante in cui il buio risale e tutto diventa di carta.
Odio sapere che c'è chi mi vule bene davvero e non poterlo sentire dentro come il calore che provavo tanto tempo fa.
Odio non poter far capire alle persone che ho accanto quanto io sia avvelenata.
Odio l'orrore che mi sento.
Credo di essere "rotta".
Credo che siano moltissimi gli esseri umani rotti.
E uso il link a questo blog nella mia firma sui forum perchè vorrei che chi parla con me sapesse quale orribile creatura in realtà sono.
Non c'è soluzione, non diciamoci cazzate.
Un essere umano rotto non si riaggiusta.
Al limite si rattoppa quel tanto che basta a farlo durare negli anni.
E se si fallisce in questa riparazione... bhe i pazzi palesi in circolazione sono fin troppi.
Ma come diavolo si chiama la canzone dei Depeche Mode il cui video è composto da tutti pezzi di loro video vecchi e nuovi?
Sono stanca di faticosi rapporti umani in cui devi stare attento a non ferire il prossimo.
A volte mi trovo ad avere con gli altri l'atteggiamento rassicurante che mio padre ha spesso avuto con me.
Perchè?
Perchè lo faccio?
Perchè è così fondamentale far capire agli altri che possono contare su di me?
A che diavolo serve se poi non riesco a sentire niente?
Perchè c'è un momento nella giornata in cui voglio uscire e vedere gente e poi quando è il momento di incontrarli mi prende male?
Parte in loop la nota stonata.
Qualcosa che non va.
Un disagio interiore che non ha forma, avrebbe un colore in un mondo con risposte materiali alle pulsioni immateriali.
Ma nessuna forma.
Nessuna consistenza.
Eppure un peso tale da schiacciarti e lasciarti a terra.
E resto ferma.
Non mi diverto più.
Che senso ha vivere così?
Che speranza ho che la cosa cambi?
Alcuna.
Orribile.
L'ho trovato.
Si chiama Martyr.
Ma il testo più consono adesso è questo:
I'm not sure what I'm looking for anymore
I just know that I'm harder to console
I don't see who I'm trying to be instead of me
But the key is a question of control
Can you say what you're trying to play anyway
I just pay while you're breaking all the rules
All the signs that I find have been underlined
Devils thrive on the drive that is fueled
All this running around, well it's getting me down
Just give me a pain that I'm used to
I don't need to believe all the dreams you conceive
You just need to achieve something that rings true
There's a hole in your soul like an animal
With no conscience, repentance unknown
Close your eyes, pay the price for your paradise
Devils feed on the seeds that are sown
I can't conceal what I feel, what I know is real
No mistaking the faking, I care
With a prayer in the air I will leave it there
On a note full of hope not despair
.
Vorrei che il disagio interiore potesse prendere forma concreta, esprimersi esternamente attraverso un segno visibile, tangibile, riconoscibile.
Un colore per esempio.
La pelle grigia.
Chi sta male dentro dovrebbe essere grigio fuori.
Così gli altri potrebbero vederlo, e non ci sarebbe più falsità, niente più malintesi, se una ragazza la da a destra e a manca e assume un tono cinereo vuol dire che lo fa per il motivo sbagliato.
E tutti invece di darle della puttana la guarderebbero e comprenderebbero che è solo disturbata.
Una persona non più in contatto con se stessa, e con nient'altro per la verità, dovrebbe apparire color asfalto, così non la si crederebbe strana, o stanca, ma malata.
Di un male incomprensibile, anche a lei stessa, di una sofferenza silenziosa, strisciante, infida e bastarda, che toglie la vglia di vivere.
Odio dovermi spiegare, odio dover affrontare gli altri, sopratutto quelli che dicono di volermi bene, anche se non credo sia chiaro a nessuno il significato di tale espressione.
Odio non potermi sedere a piangere ogni volta che ne ho voglia e odio non poter restare improvvisamente muta e con lo sguardo assente nell'esatto istante in cui il buio risale e tutto diventa di carta.
Odio sapere che c'è chi mi vule bene davvero e non poterlo sentire dentro come il calore che provavo tanto tempo fa.
Odio non poter far capire alle persone che ho accanto quanto io sia avvelenata.
Odio l'orrore che mi sento.
Credo di essere "rotta".
Credo che siano moltissimi gli esseri umani rotti.
E uso il link a questo blog nella mia firma sui forum perchè vorrei che chi parla con me sapesse quale orribile creatura in realtà sono.
Non c'è soluzione, non diciamoci cazzate.
Un essere umano rotto non si riaggiusta.
Al limite si rattoppa quel tanto che basta a farlo durare negli anni.
E se si fallisce in questa riparazione... bhe i pazzi palesi in circolazione sono fin troppi.
Ma come diavolo si chiama la canzone dei Depeche Mode il cui video è composto da tutti pezzi di loro video vecchi e nuovi?
Sono stanca di faticosi rapporti umani in cui devi stare attento a non ferire il prossimo.
A volte mi trovo ad avere con gli altri l'atteggiamento rassicurante che mio padre ha spesso avuto con me.
Perchè?
Perchè lo faccio?
Perchè è così fondamentale far capire agli altri che possono contare su di me?
A che diavolo serve se poi non riesco a sentire niente?
Perchè c'è un momento nella giornata in cui voglio uscire e vedere gente e poi quando è il momento di incontrarli mi prende male?
Parte in loop la nota stonata.
Qualcosa che non va.
Un disagio interiore che non ha forma, avrebbe un colore in un mondo con risposte materiali alle pulsioni immateriali.
Ma nessuna forma.
Nessuna consistenza.
Eppure un peso tale da schiacciarti e lasciarti a terra.
E resto ferma.
Non mi diverto più.
Che senso ha vivere così?
Che speranza ho che la cosa cambi?
Alcuna.
Orribile.
L'ho trovato.
Si chiama Martyr.
Ma il testo più consono adesso è questo:
I'm not sure what I'm looking for anymore
I just know that I'm harder to console
I don't see who I'm trying to be instead of me
But the key is a question of control
Can you say what you're trying to play anyway
I just pay while you're breaking all the rules
All the signs that I find have been underlined
Devils thrive on the drive that is fueled
All this running around, well it's getting me down
Just give me a pain that I'm used to
I don't need to believe all the dreams you conceive
You just need to achieve something that rings true
There's a hole in your soul like an animal
With no conscience, repentance unknown
Close your eyes, pay the price for your paradise
Devils feed on the seeds that are sown
I can't conceal what I feel, what I know is real
No mistaking the faking, I care
With a prayer in the air I will leave it there
On a note full of hope not despair
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