mercoledì 6 luglio 2011

La vita ha un inizio casuale.
Cioè la vita, nell'universo, per quello che ne sappiamo noi insignificanti esseri umani, è iniziata per caso.
Anche la mia vita è iniziata per caso, cioè a mia mamma è capitato di rimanere incinta.
E la morte è casuale più che mai! Nessuno sa come morirà, ne quando ovviamente.
Quindi potremmo riassumere che la vita è un grande caso.
Non c'è da stupirsi se ci si sente confusi.
Questo l'ho pensato pochi minuti fa.

Mi hanno cresciuto facendomi credere di essere contemporaneamente una presenza fastidiosa e una persona geniale capace di fare qualsiasi cosa, di eccellere in ogni campo e destinata ad un futuro brillante pieno di soddisfazioni, appagata.
Credo ci siano riusciti perchè sono due persone confuse, i miei genitori.
Ovviamente ne sono uscita confusa parecchio anche io.
E tutt'a un tratto ho fatto un altro scalino nella mia personale scala evolutiva: ho capito che erano tutte cazzate. Sia che gli dessi fastidio, sia che fossi eletta ad un destino superiore.
Qui è strano notare come allo sconforto che segue la presa di coscienza che sono una persona normale e che probabilmente farò una vita normale, con un lavoro normale, noioso, ripetitivo, uguale a quello di miliardi di altre persone... non si affianca un gran sollievo alla consapevolezza che mi volevano bene anche da piccola ma erano solo impreparati e immaturi.
E che vuoi farci? Siamo esseri confusi.
Questo l'ho pensato un paio di mesi fa.

Alla luce di questi fatti, ma anche in conseguenza di nulla davvero, quando chiudo gli occhi alla fine di una giornata spesso e volentieri penso alla totale assenza di senso della vita che conduco. Forse c'è ancora una parte di me convinta che arriverà qualcuno che mi dirà: "Hei ma tu sei speciale! Ti pago io per avere al mio servizio le tue fantastiche doti".
Forse perchè non sono nata per accontentarmi.
O forse perchè non ho più aspettative.
Come sia successo non lo so bene, è stato un lento, graduale e inesorabile slittamento verso uno stato mentale che si dibatte tra la ricerca di stabilità e il tendere verso le emozioni forti.
Non sto male.
Semplicemente mentre aspettavo di addormentarmi, ieri notte, ho pensato alla vuotezza del sopravvivere quotidiano.
E ti dirò... va bene così.

Ora lavoro all'hotel locarno. Ho fatto le colazioni per un paio di mesi, alzandomi alle 4.30 ogni mattina, sorprendendo anche me nel riuscire a farlo. Da lunedì faccio tre giorni la sera-notte e tre giorni le colazioni.
Sto in cassa durante l'aperitivo. Ieri era il mio secondo giorno, la cassiera che doveva affiancarmi era malata e non è venuta, ho fatto da sola, c'è stato il delirio, e non ho sbagliato quasi niente, alla fine i conti tornavano alla perfezione.
Sò proprio forte.
Il che non mi porterà ad un destino superiore, mi porterà a vedermi accollate sempre maggiori responsabilità e ad avere un contratto e uno stipendio.
Credo che vada bene così.
Finchè dura.