mercoledì 25 dicembre 2013

Carol of the Old Ones

Ho capito! Ho capito tutto!

C'era una bambina, tanti anni fa, non era felice, ma lo diventava a Natale.
Credeva nella Magia del Natale, e lo Sentiva, e poteva sperare che un giorno sarebbe stata Felice.
Era Magia, quindi non si poteva spiegare, lei la sentiva e basta.
Forte forte nel cuore, nelle ossa, in tutto il corpo.

Credo che il cancro che l'ha uccisa sia iniziato quando ha scoperto che Babbo Natale non esiste.
Ha continuato a credere che in realtà ci fosse davvero, ma che solo pochi fossero ancora in grado di sentire la sua magia.
Ma ogni anno la magia diminuiva, e il cancro della normalità diventava più forte.

Allora si è aggrappata al Nuovo Anno.
Ai fuochi d'artificio.
Alle infinite possibilità di ricominciare.
Di migliorare.
Di essere felice lavorando con le proprie forze.

Ha funzionato.
Per molti molti anni.
Ha tenuto duro.
Ha lottato.
Ma lo scorso capodanno è finita anche quella magia.
Il Primo dell'Anno era semplicemente giovedì.

Credo che oggi quella bambina sia morta.
Piango come fossi al suo funerale.
E' mercoledì.


giovedì 12 dicembre 2013

Celtic Mist.

C'è un sottofondo di disastro/catastrofe incombente che non mi abbandona da ormai una settimana.
C'è qualcosa che non va.
Sarà il Natale?
L'ennesimo Capodanno in arrivo senza fuochi d'artificio?
Le energie che mi si richiedono per spingere l'ennesima cosa nuova?
L'orologio biologico?
Una relazione complicata?
Sarò disturbata?
Non lo so.
So solo che di fondo sono triste.
E non ho voglia.

giovedì 28 novembre 2013

Clouds in my coffee...

Ci attacchiamo affettivamente (si dirà?) ad oggetti del nostro passato, che richiamano alla mente determinate micro situazioni, posti, stanze, ante di armadio, odori.
Mi chiedo se sono così attaccata agli oggetti della casa in montagna perchè quando ero li ero felice o perchè non me lo ricordo ma vorrei esserlo stata.
No, ero felice. Era un posto dove potevo essere felice la maggior parte del tempo e dove ogni tanto succedevano episodi infelici.
Il modo in cui costruiamo i ricordi è davvero particolare.
Affascinante direi.
Vorrei imprimere su un supporto esterno qualsiasi le immagini che ho nella mia mente, per poterle riguardare, per potermici drogare, per poter restare li.
Sono inneschi, gli oggetti che conservo, per questo ci tengo così tanto.
Per questo me ne prendo cura.

martedì 12 novembre 2013

Time Lapse

Ci siamo.
Di nuovo.
Due giorni.
38.
Tra altri due saranno quaranta.

E' normale fare il conto, il giro di boa, il punto della situazione.
E' normale.

Mi drogo di Einaudi e Gaiman.
Forse non mi fa bene.
Alimenta il filtro con cui guardo la realtà.
Irreale.
Credo che la realtà sia soggettiva.
Credo che ognuno di noi veda il mondo, la vita, gli altri esseri umani secondo la propria personale esperienza, secondo le proprie convinzioni, con i propri occhi, velati, sempre e comunque, da quello che abbiamo dentro, che la trasforma, e ci fa tornare qualcosa di surreale, modificato, comprensibile solo a noi.
Quello che vedo io è reale, ma non mi appartiene, e io non gli appartengo.
E credo vada bene così.

Sono in compagnia.
Di nuovo.
Da un mese.
Dopo troppo poco tempo.
Ma ci siamo cercati per così tanto che era inevitabile.
Lo dicono tutti.
Vuole fare l'albero di natale.
Ho paura.

Oggi ho scoperto che c'è chi scommette che non durerà.
Mi ha fatto male.
Sono io?
Probabilmente si.
O forse è solo questo mondo che è sbagliato, e questa vita che fa schifo.
Dovrei dirlo a lui?
Se sapesse chi lo dice probabilmente ci resterebbe male.
O forse mi direbbe di non pensarci.
Andrà come deve andare.
Giorno per giorno.

E allora facciamolo, questo punto della situazione.
Non ho un posto mio.
Non ho una strada tracciata da percorrere.
Non ho una meta.
Non so chi sono e cosa voglio.
Faccio progetti.
Non ho più la forza per ricominciare.
Ne' la fiducia che funzioneranno.

Ho Lela, ed ho Nicolas.
Che forse dureranno.

Vorrei ricominciare ad imparare a difendermi.
Migliorare il mio corpo.
Reimparare a suonare il pianoforte.
Creare cose e costruire attività.

Aspetterò.
E continuerò a respirare.
Einaudi - Fly - In Loop.

sabato 7 settembre 2013

Every once in a while.

Ci sono momenti in cui ti accorgi di essere cresciuta.
Tipo stamattina.
Dormo da sola e non ho voglia di stare in braccio. Non nel senso che non mi va, nel senso che non ne sento la necessità.
Nonostante la sbronza di ieri, le 3 ore di sonno e la giornata che ho davanti.
Mangio da sola.
E va benissimo.
In realtà c'è una parte di me che non la vede come una crescita ma piuttosto come un rassegnarsi a non poter avere determinate cose.
Sarebbe una crescita comunque, prenderla in modo maturo, senza capricci, e senza depressione.

Sono diventata più rigida ed esigente.
Sono ancora brilla comunque, vado a frasi semplici... ma efficaci.

Ogni tanto vorrei scrivergli che aveva ragione, quando ha detto "Ammazza ti ho rovinato così tanto?".
Non gli scriverò, non avrebbe senso ne utilità.
Ma forse è vero, almeno in parte.
Come potrò mai fidarmi di nuovo di qualcuno?
O anche di me stessa e delle mie sensazioni.
Come potrò mai credere che "durerà"?

Sono incastrata tra l'attesa del Principe Cowboy e la consapevolezza che non arriverà mai perchè non esiste in questo piano astrale.
E si... a lui avevo creduto... di nuovo... e ora se penso ad alcuni posti e ad alcune sensazioni mi riesce davvero complicato mantenere una mentalità di fiducia e possibilismo... che possano ancora esserci momenti di intensa condivisione. Che possa esserci di nuovo qualcuno da chiamare Mio. O anche soltanto lasciare che lui possa chiamarmi Sua.
Improbabile.
Mi viene un senso di fastidio al solo pensiero.
Non al pensiero che sia improbabile, al pensiero della reciproca appartenenza.
Non dico la stessa angoscia e smania che mi viene se penso di avere un figlio, non ancora, ma credo che la strada sia quella.
E se diventassi una vecchia zitella?
Ci sarebbero due vie, una porta in alto e l'altra porta in africa.
Molto più facile quella in alto però...

Comunque si, lo ribadisco perchè mi fa male e non voglio dirlo a nessuno e qui posso sfogarmi come e quanto mi pare: credo che tu abbia rotto l'ultimo frammento. Complimenti. Non l'avrai fatto di proposito, lo so, ma l'hai fatto.
Vaffanculo.
Altro che Fix You.
Parlate senza cognizione di causa.
Fate promesse senza sapere di che cazzo state parlando.
Non avete minimamente il concetto di "responsabilità".

E ora mi sono ritirata dal mondo, come quei cosi coloratissimi che stanno sott'acqua e che quando li sfiori rientrano nel guscio.
Si... credo proprio di aver sigillato l'ultima parte di "desiderio di felicità" in fondo ad una bolla inaccessibile al mondo reale, corazzata di etere, cellulosa e fantasia. L'ho deglutita once and for all.

Se mai un principe esiste... lui saprà cosa fare.

domenica 25 agosto 2013

Cloud Atlas Sextet

Stanotte ha piovuto.
Ieri sera avevo voglia di temporale, e stanotte mi sono svegliata con tuoni e pioggia scrosciante.
Ho sorriso, mi sono arrotolata nelle lenzuola, e sono rimasta sveglia ad ascoltare.
Mi è rimasta una sensazione meravigliosa dentro.
Ho voglia di vento e scogliere.
In settimana troverò modo di soddisfare questa voglia.

E' bello essere in grado di capire i miei desideri e di esaudirli.
Sono fiera di essere capace di aspettare quando non posso accontentarmi subito.
C'è un gusto tutto particolare nell'attesa.
Forse sto iniziando a volermi bene.
Esaltante e desolante al contempo.

Sono stata a Disneyland per la sesta volta.
Mi sei mancato, e contemporaneamente ti ho odiato.
Ero triste al pensiero di tutti i viaggi che abbiamo condiviso, e all'idea di tutti quelli che farò e che non potrò condividere con te, ma mi sono resa conto che per ogni viaggio, ogni ricordo, ogni occasione, tu hai fatto o detto qualcosa che mi ha deluso, cose a cui sono passata sopra, cose che avevo imparato ad accettare, a volte anche con tenerezza. E che ora non sono più un mio problema. E ne esco sollevata.
Un po' sola forse.
Ma da sola non potrò mai deludermi.

E' il 25 agosto.
Tra poco sarà settembre, il mese delle buone intenzioni, e immancabilmente ho fatto progetti per tutta la mattina.
Devo fare tutte quelle cose che ho lasciato in cantiere da mesi, alcune da anni.
Troppi.
Decisamente.
E le farò solo per me.
E alla fine sarò fiera di me.
Come non lo sono mai stata.
Perchè sarò solo io a sapere quello che provo, quello che faccio, e quello che ottengo.

Dal Grembo alla Tomba.
Sorridendo.

martedì 23 aprile 2013

Coma Grey

Nuovi orizzonti.
Di devastante violenta consapevolezza.
Che non ho neanche messo davvero a fuoco ancora.

"E se io un giorno volessi diventare padre?"
"Sai benissimo quello che succederebbe tra me e te"

Ho 37 anni.
Non voglio avere figli.
Forse un giorno cambierò idea.
Anche se mi sembra estremamente improbabile.
Non ho tempo.
Non si fanno i figli a 40 anni.
Me ne fotto che la scienza dice il contrario.
E io non voglio dedicare la mia vita ad un altro essere umano che abbia bisogno della creatura distrutta che sono per poter sopravvivere.
Non voglio essere isterica e scazzata com'era mia madre.
Non voglio che possa sentire che mi da fastidio come lo sentivo io con mio padre.
Non voglio guardarlo mentre piange e soffre in questa vita di merda per colpa di persone di merda la cui esistenza potrebbe finire domani regalando all'universo una boccata d'ossigeno.
Non voglio rischiare che non sia felice, sopratutto per colpa mia.
Non voglio che si senta come me.
Non voglio questa responsabilità.
Non voglio.

Ne ho il diritto, lo so.
Come tu hai il diritto di vivere pensando che se un giorno avrai voglia di farne uno potrai farlo.
Non con me.

Ma tu vuoi me.
O forse credi di volere l'immagine di me che ti sei costruito.
E' un gioco. E' stato divertente.
In un cafè di Roppongi ti ho detto che a volte ho l'impressione di non essere davvero grande, di stare solo interpretando la parte, di comportarmi come è richiesto che io mi comporti in base alla mia età anagrafica e alla vita che conduco.
Non ti è piaciuto il discorso al punto che abbiamo quasi litigato.
Avrei dovuto stare più attenta.
Quando ti ho incontrato avrei dovuto saperlo che sarebbe finita così.

E ora quando ti penso non so se posso dirtelo.
Non posso piangere perchè mi manchi, perchè ci sei ancora.
Non posso pensare alle cose che faremo insieme, perchè non so se ci sarai ancora.
E tutto questo perchè vivo in una dimensione parallela, sognando un'esistenza immaginaria fatta di eroi e valorose guerriere che a un certo punto inesorabilmente cedono e vengono salvate.
E non ho modo di uscire da questa fantasia.
Forse neanche voglio.
Perchè credere che questa sia la realtà è troppo atroce da sopportare.
Ti ho detto anche questo una volta.
Piangevo.

Questa situazione mi sta facendo concentrare ogni istante di veglia sul fatto che sono tremendamente incasinata.
E fondamentalmente infelice.
Creando risonanza.
Infinita.

C'è qualcosa di sbagliato in me.
Ma sta li da troppo tempo ormai.

Questa agonia è peggio persino della realtà.
Al punto che non riesco a scappare.
Neanche giocando.
Mi sgretolo lentamente intorno ad un pensiero grigio che non arriva mai in superficie, ma che mi tira a fondo inesorabilmente con se.
E non ho la forza di nuotare per restare a galla.

giovedì 14 marzo 2013

L'Atlante delle Nuvole

“I believe there is another world waiting for us. A better world. And I'll be waiting for you there.”

Non sono la sola a vivere questa realtà pensando che non sia quella giusta.
Mai trovato conforto nel mal comune.

Facciamo il punto:
Ho un nipote scorpione meraviglioso, iperattivo, e con un carattere che il mio scompare a confronto.
Ho una nipotina Betty Boop meravigliosa, angelica, incantatrice dal primo sguardo.
Più tempo passo con loro più si rafforza in me la sicurezza che mai metterò al mondo un figlio.
Semplicemente non sarei in grado di renderlo felice.

Il mio gatto dopo un anno di isolamento dalla comunità felina di mia madre ha finalmente fatto amicizia con uno dei nuovi cuccioli. Il quale è morto sotto una macchina davanti casa pochi giorni fa.
Ora si avvicina timidamente ad un altro, si mette accoccolato ad un metro da lui raggiungendolo in tutti i punti dove si mette a dormire o a prendere il sole. Me ne sono accorta poco fa.
La sofferenza che provo guardandolo elemosinare compagnia è insostenibile.
Così come quella che provo ogni volta che devo uscire e lasciarlo.
Da brava mamma in depressione rifletto sui modi indolore per non dover più vederlo soffrire.

Il precedente post è di luglio dell'anno scorso.
Nulla è cambiato.
Mi lascio trascinare dalle onde verso una riva che non raggiungerò mai.
Ogni tanto esprimo frammenti di questi pensieri, inutilmente, perchè so benissimo che nessuno in nessun modo potrà comprendere fino in fondo o aiutarmi in qualche modo.

Sono andata in montagna per un fine settimana.
Sulla neve.
La sera ha anche nevicato.
Ed io non ho provato niente.
E' iniziata a capodanno in realtà.
Dopo il solito natale inutile in cui il riflesso dell'emozione che provavo anni fa è ormai una semplice ombra che mi fa odiare la mattina del 25.
Ora non c'è più neanche capodanno.
E' stato un lunedì. Nient'altro.
Nessun formicolio, nessuna voglia di sorridere al nulla credendo stupidamente che un anno finiva e uno nuovo cominciava.
Che tutto era di nuovo possibile.
Niente.
Non mi interessa se il resto del pianeta se ne sbatte del capodanno. A me piaceva.
Mi sono resa conto perdendolo che era l'ultimo appiglio alla mia capacità di sognare e sperare.
E ora non c'è più.
Si potrebbe dire che sono cresciuta.
In effetti è così.
Mi sono stati strappati via gli ultimi brandelli di ingenuità infantile come brani di carne da un corpo ancora vivo.

E se questo è essere grandi e disillusi, se questo è essere maturi e pronti ad una vita normale...
Bhe mi fa schifo.