Fa freddo.
Forse è per questo che tremo.
Sono andata dal mio dottore, è stata la visita medica più bella e più assurda della mia vita. Abbiamo chiacchierato.
Quando si è predisposti all'ascolto si colgono miliardi di concetti. Ovviamente sia positivi che negativi. Ma la sensazione di chiarezza, del tassello che va al suo posto nella figura, è sempre impagabile.
Conclusione riassunta: sto cambiando, volente o nolente, e la depressione è una specie di azione-reazione necessaria al cambiamento.
Davanti a lei era tutto molto chiaro, non so se riuscirò a scriverlo altrettanto comprensibilmente, ma voglio farlo perchè è stata una rivelazione molto piacevole e voglio poterla rivivere.
Nei vari momenti della mia vita mi sono trovata spessissimo in situazioni poco piacevoli.
Il disagio era ovviamente sia interno che esterno, la causa anche, e la reazione sempre la stessa: Fuga.
Ora (da un anno a questa parte in realtà) sta emergendo qualcosa che ho sempre tenuto sotto silenzio, anche a me stessa. Pensieri, emozioni, sentimenti così intensi, dolorosi e potenti da dover essere taciuti a tutti i costi. E' come una grande diga in cui metti ogni goccia fino a formare un enorme bacino d'acqua. E poi ti giri e la ignori. Dopo 20 anni ti prendono per le spalle e ti obbligano a fare quei maledetti 180 gradi per vedere il risultato di tutto questo periodo di accumulo. La cosa, ovviamente, ti terrorizza, perchè ti rendi conto della capacità distruttiva della massa che hai accumulato. Come se non bastasse ti dicono: "Fai un buchino nella diga, e fai defluire il tutto poco alla volta", e tu hai chiara e ben distinta nella tua mente l'immagine del buchino che diventa una crepa e poi una spaccatura sempre più grande finchè non si spacca la diga e addio al "poco alla volta". Non sopravvive niente e nessuno.
Ecco, a questo punto o ti giri di nuovo, ignori le voci su buchi e deflussi, e prosegui come hai fatto fin'ora, oppure fuggi così lontano da non dover più vedere la diga e chi ne conosce l'esistenza... almeno per un altro ventennio.
Ma tutt'a un tratto una vocina si insinua, impercettibile all'inizio, poi sempre più chiara, e ti dice che è ora di affrontare e risolvere la faccenda.
Allora succede questo: le uniche reazioni che tu conosci e che sei ingrado razionalmente di attuare sono quelle appena descritte, e sono state bocciate. Non sei quindi in condizioni di affrontare la cosa in modo senziente e funzionale, così ti deprimi (anche per mille altri motivi già espressi in queste pagine), subentra un senso di apatia e passività, che non è altro se non un modo per restare ferma, in realtà, avanti alla diga, ed affrontare volente o nolente il cambiamento che sta avvenendo dentro di te.
Me.
E' vero che sto cambiando.
E' vero che non lo sto facendo razionalmente.
E se è vero che la depressione è sintomo di questo... bhe benvenuta anche a lei.
Se sopravvivo starò molto meglio... prima o poi.
giovedì 29 novembre 2007
giovedì 22 novembre 2007
Quando l'aria che fa il giro...
... i tuoi polmoni beccherà.
Credo che dicesse così, e credo che sia successo.
Non so bene come e perchè, ma so che qualche giorno fa la parte normalmente silenziosa di me ha tirato su la testa e ha detto: "Se proprio la vita che fai fa così schifo sarà ora che ti ci metti sul serio a cambiare qualcosa".
Che io abbia smesso di aspettare il salvatore-principe-fata madrina?
Sicuramente grazie a chi bussa fuori dalla muraglia... ma alla fine non importa.
Quello che importa è che da quando è nato quel germoglio di pensiero è anche girato il vento, e con lui molte cose.
Non che sia tutto rosa, ovviamente, ma per quasi 10 secondi ho "esultato" venerdì scorso, come non riusciva più a fare Peter Pan da adulto, come non mi succedeva da anni, e accidenti se è stata una boccata d'ossigeno.
Questo mi ha fatto pensare a un sacco di modi di dire, che ho riassunto con: Aiutati che il karma ti aiuta.
Certo ancora mi stupisco e soffro per le persone che a volte mi trattano male.
In questo caso mi stupisco di un sacco di cose contemporaneamente, tra cui:
1 - perchè trattano male me? cosa gli ho fatto? (visto che ai miei occhi non gli ho fatto niente)
2 - perchè trattano male un loro prossimo? non capiscono che tanto poi gli tornerà indietro? (non per forza da me ovviamente... anzi...)
3 - una volta facevo attenzione a non ferire per sbaglio neanche gli sconosciuti per strada, ora sono molto meno sensibile, mi sto facendo contagiare?
Però come direbbe Fra anche il dispiacere è un sentimento, e nel rischio di apatia tutto va bene.
In tutto questo ho un obiettivo...
Uno serio intendo...
Ma molto positivo...
Fa una paura boia...
Ma da anche una piacevole sensazione di raggio di sole tra le nuvole nere e gonfie...
Credo che dicesse così, e credo che sia successo.
Non so bene come e perchè, ma so che qualche giorno fa la parte normalmente silenziosa di me ha tirato su la testa e ha detto: "Se proprio la vita che fai fa così schifo sarà ora che ti ci metti sul serio a cambiare qualcosa".
Che io abbia smesso di aspettare il salvatore-principe-fata madrina?
Sicuramente grazie a chi bussa fuori dalla muraglia... ma alla fine non importa.
Quello che importa è che da quando è nato quel germoglio di pensiero è anche girato il vento, e con lui molte cose.
Non che sia tutto rosa, ovviamente, ma per quasi 10 secondi ho "esultato" venerdì scorso, come non riusciva più a fare Peter Pan da adulto, come non mi succedeva da anni, e accidenti se è stata una boccata d'ossigeno.
Questo mi ha fatto pensare a un sacco di modi di dire, che ho riassunto con: Aiutati che il karma ti aiuta.
Certo ancora mi stupisco e soffro per le persone che a volte mi trattano male.
In questo caso mi stupisco di un sacco di cose contemporaneamente, tra cui:
1 - perchè trattano male me? cosa gli ho fatto? (visto che ai miei occhi non gli ho fatto niente)
2 - perchè trattano male un loro prossimo? non capiscono che tanto poi gli tornerà indietro? (non per forza da me ovviamente... anzi...)
3 - una volta facevo attenzione a non ferire per sbaglio neanche gli sconosciuti per strada, ora sono molto meno sensibile, mi sto facendo contagiare?
Però come direbbe Fra anche il dispiacere è un sentimento, e nel rischio di apatia tutto va bene.
In tutto questo ho un obiettivo...
Uno serio intendo...
Ma molto positivo...
Fa una paura boia...
Ma da anche una piacevole sensazione di raggio di sole tra le nuvole nere e gonfie...
giovedì 8 novembre 2007
Cold November
Mi sono svegliata di nuovo pensando: La mia vita non ha alcun senso e alcun valore.
Ho seguito la routine quotidiana e sono arrivata in ufficio pensando solo che avevo voglia di scrivere qui.
Ho trovato i commenti all'ultimo post e mi hanno fatto bene. Davvero. Grazie.
Ho visto Lela a Lucca domenica scorsa.
Non la chiamo semplicemente perchè non mi risponde.
Non mi risponde perchè sta male molto spesso, come me, e non vuole che io lo senta.
E' come se entrambe sapessimo che stare vicino ci farebbe stare meglio, ma nessuna delle due può cambiare città.
Però adesso abbiamo dinuovo msn.
E' già qualcosa.
Ieri guardavo una pubblicità in cui lui e lei si rotolano amorevolmente sulla neve e mi sono depressa infinitamente.
Qualche anno fa avrei sorriso e pensato che non vedevo l'ora di farlo col Mio.
Qualche anno ancora prima avrei pensato che volevo tanto avere il Mio per poterlo fare anch'io.
Ieri non ho pensato niente.
Zero desideri e zero aspettative.
Che poi è relativamente vero, lo so, l'essere umano non può non avere affatto desideri e aspettative. Evidentemente i miei sono così ben soffocati che non arrivano più neanche alla parte consapevole del cervello.
L'ho detto a Lui.
In questi momenti tutto quello che dice o che fa quasi mi urta, non è come se non bastasse, ma come se proprio non fosse adeguato.
E a un certo punto lascio stare, per evitare di deprimere anche Lui, o per non fargli pesare lo stato d'animo nichilista della depressa cronica che si ostina a tenersi accanto per pura convinzione di un domani migliore.
Forse è questo che mi manca.
La speranza o la semplice ipotesi di poter un domani stare di nuovo bene.
Non sono felice da mesi ormai, non so più neanche da quanti.
E' stato divertentissimo che mentre io gli dicevo queste cose c'era una tizia in tv nella puntata del Dr.House che diceva esattamente le stesse cose.
Solo che lei era in ospedale perchè aveva ingoiato detersivo per tentare il suicidio.
Che modo stupido.
Lui dice che non riesco ad essere felice perchè mi sono convinta di non poterlo essere.
La verità è che non provo più nessuna pulsione, nessuna emozione.
Ne abbiamo parlato con Lui e con un nostro Amico per qualche ora sabato scorso.
La conclusione è stata che sono io ad aver tirato su questa cortina di vetro antopriettile e cemento armato.
Lo sapevamo già.
Ma la novità è stata che sono due, le cortine, una verso l'esterno e una verso l'interno, per cui io, che sono nel mezzo, non ho contatti ne con l'esterno ne con me stessa.
Suona vero, in effetti.
Ma anche in questo caso devo essere io a smontare quello che ho tirato su.
E non so come fare.
Dicono che dovrei Capire davvero come stanno in realtà le cose, perchè non l'ho capito, ci credo razionalmente, e questo non basta ad assimilare e digerire la faccenda.
In effetti è assolutamente vero che c'è una abissale differenza tra credere e capire qualcosa.
Ma la domanda che chiude anche questa riflessione è sempre la stessa: come si fa?
Come si fa a Capire che le cose non sono effettivamente andate come le ho vissute io?
E a questo punto il mio cervello si dissocia, mi giro una cicca, e mi immergo nel lavoro accumulato...
Ho seguito la routine quotidiana e sono arrivata in ufficio pensando solo che avevo voglia di scrivere qui.
Ho trovato i commenti all'ultimo post e mi hanno fatto bene. Davvero. Grazie.
Ho visto Lela a Lucca domenica scorsa.
Non la chiamo semplicemente perchè non mi risponde.
Non mi risponde perchè sta male molto spesso, come me, e non vuole che io lo senta.
E' come se entrambe sapessimo che stare vicino ci farebbe stare meglio, ma nessuna delle due può cambiare città.
Però adesso abbiamo dinuovo msn.
E' già qualcosa.
Ieri guardavo una pubblicità in cui lui e lei si rotolano amorevolmente sulla neve e mi sono depressa infinitamente.
Qualche anno fa avrei sorriso e pensato che non vedevo l'ora di farlo col Mio.
Qualche anno ancora prima avrei pensato che volevo tanto avere il Mio per poterlo fare anch'io.
Ieri non ho pensato niente.
Zero desideri e zero aspettative.
Che poi è relativamente vero, lo so, l'essere umano non può non avere affatto desideri e aspettative. Evidentemente i miei sono così ben soffocati che non arrivano più neanche alla parte consapevole del cervello.
L'ho detto a Lui.
In questi momenti tutto quello che dice o che fa quasi mi urta, non è come se non bastasse, ma come se proprio non fosse adeguato.
E a un certo punto lascio stare, per evitare di deprimere anche Lui, o per non fargli pesare lo stato d'animo nichilista della depressa cronica che si ostina a tenersi accanto per pura convinzione di un domani migliore.
Forse è questo che mi manca.
La speranza o la semplice ipotesi di poter un domani stare di nuovo bene.
Non sono felice da mesi ormai, non so più neanche da quanti.
E' stato divertentissimo che mentre io gli dicevo queste cose c'era una tizia in tv nella puntata del Dr.House che diceva esattamente le stesse cose.
Solo che lei era in ospedale perchè aveva ingoiato detersivo per tentare il suicidio.
Che modo stupido.
Lui dice che non riesco ad essere felice perchè mi sono convinta di non poterlo essere.
La verità è che non provo più nessuna pulsione, nessuna emozione.
Ne abbiamo parlato con Lui e con un nostro Amico per qualche ora sabato scorso.
La conclusione è stata che sono io ad aver tirato su questa cortina di vetro antopriettile e cemento armato.
Lo sapevamo già.
Ma la novità è stata che sono due, le cortine, una verso l'esterno e una verso l'interno, per cui io, che sono nel mezzo, non ho contatti ne con l'esterno ne con me stessa.
Suona vero, in effetti.
Ma anche in questo caso devo essere io a smontare quello che ho tirato su.
E non so come fare.
Dicono che dovrei Capire davvero come stanno in realtà le cose, perchè non l'ho capito, ci credo razionalmente, e questo non basta ad assimilare e digerire la faccenda.
In effetti è assolutamente vero che c'è una abissale differenza tra credere e capire qualcosa.
Ma la domanda che chiude anche questa riflessione è sempre la stessa: come si fa?
Come si fa a Capire che le cose non sono effettivamente andate come le ho vissute io?
E a questo punto il mio cervello si dissocia, mi giro una cicca, e mi immergo nel lavoro accumulato...
Iscriviti a:
Post (Atom)