giovedì 17 novembre 2011

Slightly Mad

It Finally Happened...

Ieri sono andata a vedere un locale con papà.
San Giovanni, vuoto, da ristrutturare e arredare, in affitto ovviamente, enorme.
Potrebbe diventare fantastico, esattamente come piacerebbe a me.
Tornando a casa l'avevo già arredato e inaugurato.
Ho scritto un elenco di cose da controllare, di enti da consultare, di piani da verificare.
Poi ho cenato, ho guardato due puntate di CSI, ed ho letto.
L'ultimo di Martin è pesantissimo. Emotivamente parlando.
Mi sono addormentata verso mezzanotte.
Serena.
Marco è tornato all'una credo.
Ha svegliato i gatti.
I gatti hanno deciso che avevano dormito abbastanza e hanno cominciato a rompere i coglioni.
Mi sono svegliata io.
Marco ha fatto uscire la gatta.
Il gatto si è rimesso a dormire.
Marco si è addormentato.
E io sono piombata in un insonnia definitiva.
Ho cominciato a pensare alle audizioni per andare a lavorare all'eurodisney.
Durano fino a venerdì.
Mi sono proiettata a lavorare e vivere in francia.
E Marco?
Mi porterei il gatto.
Litigherebbe anche li coi gatti dei vicini?
Sofferenza.
Potrei chiedere di lavorare come manovale, o giardiniere.
E quando stacchi? Nel tempo libero che fai?
Che vivi a fare?
Poi se devi stare in un posto piccolo dove ci sia la neve d'inverno puoi anche andare sulle alpi.
A spalare la cacca di mucca, in una mini casetta, col gatto.
E Marco?
E mio nipote?
E il tempo libero?
Che fai? Cosa vuoi?
Niente. Non credo di poter essere felice.
Ho pensato di cercare quel villaggio medievale che in francia stanno ricostruendo coi metodi medievali per viverci come vivevano allora.
Col gatto.
E cosa mangiavano i gatti nel medioevo?
Sofferenza.
Ho pianto.
Non so cosa fare di me.
Ho elaborato un discorso da fare a mio padre.
"Smettila di cercare di sistemarmi, smettila di cercarmi lavoro, smettila di preoccuparti di me. Lasciami in pace. Forse lo fai perchè vuoi aiutarmi, ma tutto quello che mi arriva è che non sono degna delle tue aspettative."
Ho pianto più forte.
Ho riacceso la luce, sigaretta, libro.
Alle 4 ho spento per partito preso.
Alle 5 e qualcosa ancora non mi si chiudevano gli occhi.
Se la notte porta consiglio... e se dovessi seguirlo... dovrei andare direttamente sulla scogliera.
Alla fine mi sono addormentata.
Pensando che non sono capace di vivere.
E non ho motivo per farlo.
Mi sono svegliata alle 9. Marco mi ha portato la colazione. Avrei voluto dormire tutto il giorno.
E tutti quelli successivi.
Ho ricominciato a pensare a mio padre, che oggi vedrà l'intermediario che gli darà le planimetrie del locale.
Ho pensato di parlargli, per fermarlo.
Non ce la faccio.
Vorrei esordire così.
Non ce la faccio.
Poi ho pensato che potrei lasciarglielo fare, vedere fino a dove arriva, vedere se davvero qualche stupida banca ci darebbe i soldi.
Forse potrei davvero fare il bartender per il resto della vita.
Sarebbe divertente.
Darebbe soddisfazione.
Perchè non ho nessuno più grande e più saggio di me a cui chiedere che cosa cazzo devo fare nella vita?
Non so.
Non ce la faccio.
Il locale sarebbe proprio fico.
E potrei quasi annullare il concetto di tempo libero.
E se poi non ce la faccio?




















lunedì 7 novembre 2011

The day the world went away - Nine Inch Nails

Ci sono momenti in cui una canzone ti porta via, ti apre una finestra su un'altra esistenza, è una crepa in un muro ammuffito e umido, ti ci infili attraverso, lo senti sottopelle, vibra nelle vene, chiudi gli occhi e respiri a pieni polmoni questa emozione di intensità sorprendente, le parole perdono senso, è un viaggio e vorresti non tornare mai.
Anche se le sensazioni che provi sono strazianti.
Un livello di dolore che puoi sentire solo con quella parte di cuore che non si arrende mai a credere che QUESTA sia davvero la vita.

Andiamo via.
Apprezzo la proposta.
Ma subito dopo penso...
A fare cosa?
La devastazione massiccia che sto subendo in questo nuovissimo stato emotivo che ha frantumato il binario circolare e vizioso ha portato questa fondamentale novità: a fare che? a che pro? a ricominciare? e poi?

Sono mesi che mi rifiuto di scrivere questa cosa, chissà perchè poi.
Ogni volta che vedo mio padre che gioca con mio nipote mi si spacca il cuore in due.
Ci passa le ore.
E ride di cuore quando lui fa qualcosa di dolce, o di buffo.
Si commuove.
Non lo perde mai di vista.
Si prende cura di lui.
Fottutamente bene.
Fanculo.

Lo so. Nessuno mi dice che non fosse così anche con me.
D'altra parte ora è in pensione, ha tempo.
Quando sono nata io usciva alle 7 di mattina e tornava alle 9 di sera.
La domenica?
Aveva da fare cose "pericolose" per cui io dovevo stargli lontano.
Dovevo stare con mia madre.
A cui davo fastidio.
Me ne fotto se sotto sotto era più piccola di me ora, inesperta, depressa, esaurita, triste, inconsapevole, mi voleva bene ma non era capace di esprimerlo.
Me ne strafotto.
Perchè io so che le davo fastidio.
Come so che il mio elemosinare attenzioni dava fastidio a lui.
Forse è la stessa cosa che provo con i miei gatti.
Li amo, immensamente, ma non vedo l'ora che muoiano per non dover più soffrire dietro a loro che in quanto animali non capiscono un cazzo e dio bastardo solo sa perchè invece di fare branco come tutti gli stupidi gatti del mondo litigano e si soffiano e si menano e non si vogliono bene, e tanto per cambiare mi immedesimo e mi distruggo di dolore.
Stupida, he?
Ogni tanto guardo mio padre con mio nipote e vorrei chiedergli "ma sei mai stato così con me?".
Non ho le palle.
E poi io ero femmina.
Anche questo so, checchè chiunque altro osi dire.
Non sapeva cosa farci con me.
Ma vaffanculo.
Ho un'improvvisa voglia di whiskey e coca.
Molto whiskey.
Poca coca.
Ingrasserei.
Sono appena dimagrita.
Un po'.

Non ho più neanche tutta la rabbia di un tempo che possa spingermi a spostarmi e ricominciare.
Non ho proprio più voglia.

Mi ha appena chiamato mia madre per dirmi che sono rimasti a casa di mia sorella ad aiutarla a montare delle cose che hanno comprato da ikea...
Per questo non sono ancora tornati...
Di non preoccuparmi...
Avrei dovuto essere preoccupata?
Non lo ero.
Questo modo che hanno di aiutare mia sorella col figlio non è una cosa bella.
Significa "da sola non ci riusciresti".
Piove.
E i gatti rompono il cazzo che vorrebbero uscire ma non possono.
Giuro. Hanno un atteggiamento apparentemente ultra disponibile. Ma io li conosco molto bene, e so che sotto sotto pensano "se ti fossi organizzata meglio la vita non avresti bisogno del nostro aiuto".
Ti stanno facendo un favore.
Solo che te lo fanno pesare.
Non come un amico che al limite è contento di aiutarti.
E non ti giudica.

Chissà cosa pensano di me.
La figlia fallita che spreca talento da quando è nata.
Chissà perchè.
Ma quale talento poi?
Ogni tanto mia madre prova timidamente a dire che faccio una vita troppo sedentaria.
Me lo dice solo davanti a mio padre.
Sa perfettamente che le ringhierei contro di farsi gli stracazzacci suoi se me lo dicesse quando siamo sole.
Una vita sedentaria.
Ma che cazzo ne sa lei?
Figlia di ricchi, vestita da loro nelle boutique di Valentino dai 15 anni in poi.
Ed ha buttato tutti i soldi che le hanno lasciato.
Non ho ancora capito come.
I miei pregi per loro sono difetti.
Perchè si sentono giudicati.
E' vero che li giudico.
Quando cresci sentendoti giudicata (male) per tutta la vita dai per scontato che sia quello il modo di vivere i rapporti interpersonali in famiglia.

Mio padre continua a cercare su portaportese.
Un po' case (prima o poi la banca qualcosa gli leverà, lo sanno come lo so io... no forse io ne sono più consapevole di loro).
Un po' attività.
Apparentemente per me.
Quando poi ci parli capisci che non è per me, è "con" me per loro.
Allora mi viene riconosciuta la capacità organizzativa?
Apparentemente si.
In realtà no.
E' come per mia sorella.
"Da sola non ce la fai"

"Ti concedo che un baretto con un po' di tavolini per fare pranzo e forse aperitivo da 30 coperti al massimo potrebbe piacermi come attività"
"Ho trovato un ristorante da 300 posti coperti e 150 all'aperto per la bella stagione"
Mi prendi per il culo?
Poi rifletti e capisci.
Con 30 coperti ci si mangia al massimo in 2. Uno sono io, l'altro non è uno di loro due. E lo sanno.
Con 300 coperti ci si mangia in quanti? 5? 6?
Peccato che nessuno di noi sia in grado di gestire una cosa del genere.
"Poi avresti i dipendenti che si occupano delle cose più faticose".
La regola fondamentale che se apri un'attività devi morirci dentro per i primi due anni da solo o quasi vale solo quando si parla in via teorica.
Mi da ragione quando glielo ricordo.
"Ho trovato uno stabilimento balneare a focene con ristorante annesso da 200 coperti".
Nasceva dell'incredulità in me.
Ora non più.
Non so neanche che effetto mi faccia.
Niente di piacevole comunque.
La conclusione è che se io davvero facessi la follia di aprire un posto piccolo e ben visibile in una zona molto frequentata loro due si accollerebbero.
Di nuovo.
"Ma stabilendo dei ruoli separati prima non ci sarebbero ingerenze e quindi niente litigi"
Impossibile.
Almeno in un posto piccolo come dico io.
Certo in un ristorante da 300 coperti magari manco te incontri in una giornata piena.
Ma chi lo vuole un posto così?
Si parte di nuovo dalla base sbagliata.
Non "cosa mi piacerebbe"
Ma "cosa ci darebbe più soldi"
Come se aprire un ristorante grande in automatico risolvesse i problemi economici facilmente come l'acqua lava via il sangue dal lavandino.
Che poi quelli di CSI lo trovano sempre nello scarico.
"Non arriviamo alla fine del mese"
Quindi chiediamo un altro mutuo, fido, prestito, ecc... e apriamo un'attività nuova che non abbiamo mai gestito prima e diventiamo ricchi.
Ma perchè?
Vendere casa per comprarne una piccola e vivere con le pensioni rilassati e tranquilli no?
Forse la verità è che se dovessero restare loro due a guardarsi in faccia senza niente da DOVER fare non saprebbero affatto godersi la vita.

Se invece io non gli concedessi di accollarsi sarei la bastarda peggiore del mondo.
Certo perchè anche se mia sorella continua a dire che non è affatto interessata in una attività di ristorazione loro se ne fottono, una volta che l'avremo aperta se a lei servirà un lavoro potrà venire a fare... la cassiera...
Ma chivvese'ncula.
Non sono mica davvero così imbecille da fare 2 volte la stessa cazzata così enorme!

Piuttosto mi cerco un lavoro stupido e faccio la dipendente cretina per il resto della vita, sopravvivendo al disprezzo nei vostri occhi molto più facilmente di quanto non sopravviverei a lavorare con voi.
E' proprio vero, il resto del mondo non vede proprio niente di quello che io vedo di me.
Sarà colpa mia?
Probabile.

E non ho la connessione adsl. Non posso neanche lasciar morire questo corpo materiale trapassando l'esistenza in un mondo virtuale.
Neanche Pottermore apre ancora!
E non ho lontanamente i soldi per pagare quello che ho ordinato di star wars.
Me lo terranno.
Spero.
E poi devo aspettare di andare a disneyland.
E poi c'è rocca del drago.
E poi vedremo.

Oggi non riesco a distrarmi.
Non riesco a coccolarmi da sola.
Ultimamente ci riuscivo.

Sospiro.

Sti gatti del cazzo non sono neanche utili del tipo che ti vengono in braccio a fare le fusa se ti metti a guardare un film sul divano.

E non trovo canzoni da sentire.





mercoledì 2 novembre 2011

Running up that hill

Sono giorni che ho in testa questa definizione per me:
Not Interested In Life
Ovvero Niil
da cui Nihil
e da wikipedia
Il termine nichilismo o nihilismo (dal latino classico nihil e dal latino medievale nichil, nulla) indica l'assenza di una finalità ultima che orienti il corso della vita e di conseguenza è basata sul non senso di ogni cosa.
Divertente.
Tra l'altro credo che il circolo vizioso sia infranto ormai, niente più Defective Circle.
Era basato sulla successione di inizio con entusiasmo verso la costruzione di qualcosa teoricamente definitiva e ottimale, deterioramento, abbandono, nuovo inizio.
Oggettivamente, non mi sto lamentando, ma non ho proprio più la forza di ricominciare.
Certo ogni tanto viaggio di fantasia pensando ad un localino diurno dove fare colazione, pranzo e sala da te, in collaborazione con un cuoco (non uno a caso).
E poi penso: mi fiderei di me al posto di un altro? Oscillo come una canna al vento tra depressione e nihilismo. (mi derido anche per questo)
Cioè di base il concetto è: che la fai a fare la fatica di costruire qualcosa di nuovo?
Per arrivare a cosa?
Non ho più obbiettivi. Nel senso di Vita.
Qualcosa dovrei fare, per campare.
Ed eccoci al punto. Fa un po' dramma, lo so, ma cosa campo a fare?
Non mi diverto più.
Non ho fiducia che le cose miglioreranno.
Eppure vorrei tanto che fosse così.
Allora temo di essere io il problema.
Bambina insoddisfatta ed incompiuta in un corpo da adulta.
Lo so, dovrei smettere di lamentarmi guardando al passato, puntare su chi sono e sulle capacità che ho e puntare al futuro, o anche godermi il presente.
Credo di non esserne capace.
Oggi non sono depressa, sono solo lucidamente spietata. Credo.